La cavalcata dei Giant Sand i pionieri del «rock del deserto»

Si chiamano Giant Sand ma l’eminenza grigia del progetto è Howe Gelb, eccentrico sciamano di un suono che accarezza gli stili più diversi - scivolando dal blues al rock, dalla psichedelia alla ballata morriconiana passando per il country - e dalla metà degli anni Ottanta è oggetto di culto per fan di tutto il mondo. Difficile definire il sound dei Giant Sand. «Non definiamolo - taglia corto Gelb - mi ispiro allo spazio infinito, così anche i suoni e gli stili non hanno confini, aspettano solo di essere presi e combinati in modi sempre differenti».
Gelb il filosofo sui generis arriva domani - alla guida dell’ultima formazione dei Giant Sand - al Circolo Magnolia, per il concerto di chiusura del minitour che accompagna il nuovo cd della band ProVisions. C’è dentro, come al solito, il «southwestern rock», il «Tucson sound» che profuma di deserto, di desolazione e di speranza. Le mille suggestioni del marchio Giant Sand, anche se la formazione cambia molto spesso, e i suoi storici collaboratori Joey Burns e John Convertino animano band (come i Calexico) che traggono linfa vitale e lanciano il guanto della sfida ai Giant Sand. «Non sono invidioso e ho ottimi ricordi di tutti i miei compagni; per fortuna la mia fonte d’ispirazione è sempre viva». Lo dimostra ProVisions, album attualissimo ma in linea con la gloriosa tradizione della band (dalle origini, ovvero Valley of Rain e Ballad of a Thin Line Man). Le differenze tra presente e passato? «Il segreto è sempre lo stesso; far convivere lo spirito del rock con l’improvvisazione e l’estro del momento». Per questo le sue radici sono così lontane le une dalle altre da sembrare inconciliabili. «Mi ispirano tanti artisti: Johnny Cash e Hank Williams ma anche il jazz di Thelonius Monk. Il punk dei Sex Pistols, Marilyn Monroe e Rita Hayworth. E infine Ennio Morricone, incomparabile creatore d’atmosfera». Intanto alterna la carriera solista, quella con i Sand («chi dice che io sia i Giant Sand racconta balle; siamo una vera band e ci ispiriamo l’un l’altro»)e quella con gruppi da lui creati ad intermittenza come The Band of Blacky Ranchette «con cui posso dedicarmi al country e ai suoni acustici».
Ora dopo il tour, il versatile Gelb apre un nuovo capitolo della sua variegata carriera. «Sto scrivendo la colonna sonora di Mars, un film a cartoni animati. Sarà rilassante lavorare a casa con l’aiuto dei miei figli: mi ricarico vicino al deserto prima di tornare sulle strade del rock».