CAVALIERE CI SALVI

A differenza di colleghi direttori che ogni settimana si cimentavano in editoriali per dettar la linea a Berlusconi, nei cinque anni in cui è stato a Palazzo Chigi - salvo in un’occasione - mi sono guardato bene dal suggerirgli alcunché. Per come lo conosco, il Cavaliere è autosufficiente: le decisioni sa azzeccarle o sbagliarle da solo senza bisogno di suggeritori. Anzi, nel suo iperattivismo sono certo che si dà i suggerimenti da sé, dopo aver fatto finta di ascoltare tutti. E la statistica dimostra che è meglio così, visto che le scelte giuste sopravanzano quelle ciccate. Dunque non ho certo intenzione di cominciare ora a tirarlo per la giacchetta per spiegargli ciò che deve o non deve fare. È talmente inferocito per aver perso con uno scarto di appena 24mila voti le elezioni (mentre tutti – e in particolare gli alleati – erano certi che Prodi lo avrebbe sepolto con un milione di suffragi di svantaggio), che probabilmente non fingerebbe nemmeno di starmi ad ascoltare, ma mi spedirebbe subito a farmi friggere.
Ad ogni buon conto il mio non è un consiglio, ma un appello, anzi un’esortazione. Cavaliere, ci salvi! Ci liberi più in fretta possibile da Prodi e compagni, lei è l’unico che se s’impegna ce la può fare. Vede, prima che lei vincesse nel 2001, Montanelli disse che dopo averla eletta gli italiani sarebbero rinsaviti e l’avrebbero mandata a casa, vaccinati per sempre e pieni di anticorpi atti a respingere il suo fascino. Le cose, come si sa, non sono andate così: lei ha governato per cinque anni, poi per il rotto della cuffia, anzi, forse per il rotto della truffa, non è tornato a Palazzo Chigi. La profezia montanelliana curiosamente si sta invece avverando per il suo avversario. A leggere i sondaggi, che anche i giornali di sinistra ormai non riescono più a tener nascosti, gli italiani hanno perso la fiducia in Prodi e non vedono l’ora che se ne vada a casa. In soli tre mesi il consenso che reggeva i ministri è calato di 20 punti: una cosa mai vista.
Del resto non s’era mai visto neppure un governo così ben assortito di pasticcioni e incapaci, che annunciano liberalizzazioni le quali liberalizzano solo gli affari delle coop e stangano quelli degli altri. Bersani decretò trionfante «licenze e taxi per tutti», ma fu subito costretto a rimangiarsi il provvedimento e oggi ci sono le stesse autopubbliche di prima, l’unica cosa che rischia di aumentare non è il servizio ma la tariffa del tassametro. E la norma sulla retroattività dell’indeducibilità dell’Iva? Se applicata avrebbe fatto fallire 7 o 8 società immobiliari: quando la banda Tassotti se n’è accorta – perché in Borsa le azioni cadevano giù come birilli del bowling – ha cancellato tutto senza neppure il viso imporporato di vergogna. E l’indegna gazzarra sui Suv? Prima li tassano, poi ci ripensano e tassano i motorini, infine rifanno i conti e ristangano i gipponi. Ma, soprattutto, non s’era mai visto un viceministro dell’Economia che ammettesse candidamente di non aver fatto bene i conti, dopo che gli era stato spiegato che il salasso non è riservato solo ai ricchi, come egli si proponeva, ma anche a coloro che guadagnano 2mila euro mensili.
Arroganti e incompetenti hanno introdotto la tassa sui beni dei morti, per poi correggerla in fretta appena si sono resi conto che colpiva anche chi ereditava un appartamentino da 150mila euro, così come hanno dovuto fare marcia indietro sull’esproprio delle liquidazioni, che rischiava di mettere sul lastrico artigiani e piccoli imprenditori.
E che dire delle gaffe di Prodi? Un primo ministro che prometteva di riportare serietà e autorevolezza nel Paese, quando ha dovuto rispondere della sicurezza del Papa ha bofonchiato ironico: «Se ne occuperanno le sue guardie», intendendo ovviamente gli svizzeri con l’alabarda. Per cavarsi d’impiccio sul caso Telecom, prima ha dato del matto a chi gli chiedeva di andare a spiegare in Parlamento come fosse nata l’idea di usare soldi dei pensionati per comprarsi le centraline telefoniche, poi s’è inventato il complotto dei grandi giornali.
Di fronte a tanta ottusità, non ci resta dunque che lei Cavaliere: ci salvi! E, soprattutto, salvi gli italiani dai proditori assalti al loro portafogli. Non le sto dettando la linea e la prego di non mandarmi al diavolo. Spedisca invece Prodi e compagnia cantante a quel paese. Possibilmente prima che loro mandino l’Italia all’inferno.