Il Cavaliere: l’Unione mette l’Italia in ginocchio

Gianni Pennacchi

da Roma

Incalzare il governo di centrosinistra sulla finanziaria, «Prodi è al 28% io al 54,4%», preparare la manifestazione del 2 dicembre a Roma organizzando per il 25 novembre «anche manifestazioni provinciali», attendersi come «probabile» la caduta del governo ma senza illusioni di tornare alle urne perché «scordatevi che Napolitano ci faccia votare». Insomma, presto al prof di Bologna succederà qualcun altro, Dini o D’Alema poco cambia, ma la finanziaria di lacrime e sangue sarà il terreno di distruzione dell’Unione. E se il centrodestra è ora al 54,4%, «noi di Forza Italia siamo al 29,4%».
Così Silvio Berlusconi ieri pomeriggio, alla riunione convocata a Palazzo Grazioli coi coordinatori regionali di Fi. S’è presentato in tuta e sventolando appunto i sondaggi più recenti che danno la Cdl in schiacciante vantaggio, «non ho mai visto un calo di fiducia così repentino nell’arco di due mesi e mezzo» è il commento di un esperto come Nando Pagnoncelli. «Caldo e appassionato» descrivono Berlusconi i partecipanti intrattenuti per due ore, galvanizzati e spronati. Occorre preparare i congressi regionali del prossimo anno, quelli che devono portare Forza Italia alla «casa comune dei moderati», il Partito della libertà. Ma ancora più urgente, c’è la campagna contro la finanziaria. Alla riunione partecipavano anche Tremonti, Bonaiuti e Scajola. E se quest’ultimo s’è dilungato sulla vicenda delle intercettazioni e degli elenchi dei servizi, sino a far concludere al leader che «è tutto un polverone per distrarre l’attenzione da questa finanziaria», il primo ha spiegato i dettagli della «super anagrafe tributaria» messa in piedi dal viceministro Visco. Il decreto Bersani, ha spiegato Tremonti, porterà al controllo di tutti i conti correnti bancari, «altro che trasparenza, dobbiamo ringraziare le scelte di Prodi e preoccuparci soprattutto del futuro».
Scettico sulle possibilità di dialogo sulla finanziaria, Berlusconi esorta i suoi alla lotta dura. «Non fatevi nessuna illusione», ha detto, «questi non ci faranno votare, metteranno sicuramente la fiducia. È impossibile tendere la mano e ragionare per il bene della nazione, anche le forze moderate del centrosinistra sono spaventate e non sanno cosa fare, tanti loro senatori si vergognano di votare questa finanziaria». Lotta in Parlamento ma anche mobilitazione popolare, perché «questa finanziaria sta mettendo in ginocchio l’Italia e la gente ci chiede di reagire. Bisogna farli cadere per il bene dell’Italia».
Gli astanti si sono infervorati, qualcuno ha intravisto la possibilità di tornare presto maggioranza sulla base dei sondaggi che Berlusconi aveva illustrato (An è al 12%, Lega al 5, piccole formazioni con Panto e i pensionati di Fatuzzo al 4, Udc al 4). Però il leader ha frenato gli entusiasmi: «È possibile, anzi probabile che il governo Prodi cada, ma scordatevi di andare a nuove elezioni perché il presidente della Repubblica, che è uno di loro, non ci manderà alle urne». Un giudizio negativo su Napolitano, come quello attribuitogli a Vicenza? Per niente, ha risposto, «quando dico che è uno di loro non lo faccio con intento offensivo, mi limito a sottolineare un dato di fatto». Ma seppure Napolitano volesse dare le elezioni anticipate, «saranno i partiti dell’attuale maggioranza a imporgli di no proprio perché i sondaggi dicono chiaramente che la maggioranza del paese sarebbe con noi».
Dunque obiettivo sulla manifestazione di Roma e su quelle del 25. Casini trova «esagerato» mobilitare le piazze? «Noi esagerati?», risponde Berlusconi, «Casini sbaglia, sono i nostri elettori a chiedere di scendere in piazza e sbaglieremmo a non farlo». E se il leader dell’Udc non sarà sul palco il 2 dicembre, poco male: «Noi la manifestazione la facciamo, e chi vuole venire è il benvenuto. Andiamo avanti sulla nostra linea».