«Il Cavaliere? Pazzo, pagliaccio, vigliacco»

È sterminato l’elenco degli insulti dell’Unione al leader di Fi. E «L’Unità» ha definito «totalmente coglioni» gli elettori della Cdl

Fabrizio de Feo

da Roma

Insultare Silvio Berlusconi e coloro che votano per la Casa delle libertà si può, si deve, è la prassi, quasi un dovere democratico, un obbligo morale per tutta la sinistra italiana. Il campionario di rabbia, livore e di epiteti assortiti pronunciati contro il premier in questa legislatura è sterminato. Tanto che c’è addirittura chi, come Luca D’Alessandro, capufficio stampa di Forza Italia, lo scorso anno ha deciso di tradurre questo immenso «materiale» in un libro intitolato «Berlusconi ti odio» con gli insulti di 269 esponenti del centrosinistra, messi in fila rigorosamente per ordine alfabetico: 269 voci, da Gavino Angius a Roberto Zaccaria, compresi un ex presidente come Oscar Scalfaro, un «girotondino» come Pancho Pardi e un politologo come Giovanni Sartori. Un parterre di personalità impegnato nel coniare aggettivi «ad personam» come «dittatorello», «rozzo», «irresponsabile», «fascista», «piazzista», «pagliaccio», «volgare», «impudente», «antidemocratico», «folle», «incapace», «portasfiga», «vigliacco».
Risulta quindi spontaneo concedersi un sorriso quando la sinistra compie l’acrobazia più spericolata e simula indignazione per la frase pronunciata dal premier davanti alla platea di Confcommercio. Soprattutto perché quella stessa parola è stata usata soltanto pochi giorni per definire gli elettori di centrodestra. È Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, a sottoporre all’attenzione dell’indignato speciale Piero Fassino un articolo de l’Unità di mercoledì 29 marzo: «Un recente sondaggio dimostra che il resto del mondo ha di noi una opinione univoca: gli italiani risultano totalmente coglioni per essersi tenuti il premier tutti questi anni. Prima di parlare contro Berlusconi - spiega Bonaiuti - l’onorevole Fassino farebbe bene a leggersi il giornale del suo partito che con tanta passione diffonde nelle piazze».
La citazione de l’Unità è, ovviamente, quella più appropriata perché riporta lo stesso epiteto pronunciato dal premier. Ma chi non ricorda quando Romano Prodi nei mesi scorsi insultò i ragazzi di Forza Italia impegnati nella campagna elettorale usando questa fine metafora? «Noi non possiamo arruolare mille mercenari» disse il Professore. «Per questo a ogni mercenario dovremo far fronte con mille volontari». È soltanto di due giorni fa l’epiteto di «ubriaco» rivolto dal candidato dell’Unione al suo avversario politico. Ma tutta la campagna elettorale del centrosinistra è stata costellata di giudizi non esattamente improntati al fair play politico. Il più eclatante è forse quello coniato dallo stesso Prodi il 30 marzo scorso: «Quella della Casa delle Libertà è delinquenza politica». Un insulto preceduto lo stesso giorno da un battibecco con un ascoltatore andato in onda durante «Radio anch’io», con un testuale «Ma questo qui è matto!». Lo stesso Professore il 23 febbraio aveva definito «patetici» «i Qui, Quo, Qua di Forza Italia che difendono zio Paperone».
Prodi, insomma, nella hit parade degli insulti, figura ai primi posti. Ma non sono da meno i suoi alleati, decisamente all’altezza del Professore. Uno dei più assidui frequentatori dell’insulto politico è senz’altro Oliviero Diliberto, impegnato in queste settimane in una costante escalation dei toni. Il primo affondo è del 10 febbraio: «Siamo nella fase del Comitato di liberazione nazionale. Dobbiamo liberarci da questi mascalzoni che sono al governo». Il 23 febbraio scatta il rilancio. «Sono dei pazzi irresponsabili che stanno mettendo in pericolo l’Italia». Il 15 marzo il segretario dei Comunisti italiani si pone la seguente domanda: «È una dura lotta capire se quelli del governo sono più scellerati o più inetti». E il 27 marzo il gran finale: «Berlusconi è un pazzo, non trovo altre parole, è un pazzo estremista». All’appello dei frequentatori dell’insulto non manca Massimo D’Alema che definisce Roberto Calderoli «un buffone al governo, qualcosa che l’Italia non merita». Ma c’è anche Luciano Violante che con la sua consueta misura definisce Berlusconi «non solo inaffidabile ma pericoloso per il sistema democratico del Paese». Gli fa eco Alfonso Pecoraro Scanio: «Di eversivo e pericoloso c’è solo la tracotanza di Berlusconi. Il vero eversore in questo Paese è lui che ha fatto scempio della Costituzione e sfasciato le istituzioni». Una teoria infinita di graffi verbali che regala al premier un ruolo da semplice principiante dell’ingiuria e lo lascia, in questa graduatoria, infinitamente in credito rispetto alla sinistra.