Il Cavaliere sceglie l'ironia e così spiazza il suo "clone"

Certo, definirla una vera e propria sfida è difficile. Perché seppure nello stesso giorno, nello stesso luogo e davanti alla stessa platea, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni vanno in scena con qualche ora buona di fuso orario. Il che, non potrebbe essere altrimenti, cambia gli equilibri in campo e sbiadisce il risultato di un faccia a faccia che, secondo i crismi anglosassoni, con ogni probabilità non vedremo mai.
Il primo confronto di questa campagna elettorale, però, di indicazioni ne dà più d’una. Con il segretario del Pd che spinge ancor di più l’acceleratore su quella che il Cavaliere definisce «la nostra ricetta liberale», tanto da snocciolare un programma che per l’ex premier è di tutto rispetto. Al punto che tra il primo e il secondo tempo - dopo che ha parlato Veltroni e prima che tocchi al Cavaliere - Berlusconi non lesina ironie. Perché, spiega ai cronisti che lo intercettano al secondo piano di Villa d’Este davanti alla porta della sua suite, «ormai Veltroni va dicendo le nostre stesse cose». Insomma, «se va avanti su questa strada diventerà il nostro campione». Di più: magari anche «il nostro candidato premier». Con una digressione sulla futura squadra di governo. «Gianni Letta vicepremier? So che se ne parla, ma ancora non c’è nulla di deciso. Fatta eccezione per Giulio Tremonti, abbiamo concordato di rinviare a più tardi il capitolo governo».
Il Cavaliere, dunque, sceglie la via del sarcasmo per ribattere a Veltroni. La strategia da seguire, d’altra parte, è oggetto di attenta analisi nel primo pomeriggio perché, spiega il sempre presente Valentino Valentini, «parlando dopo non si può certo ripetere gli stessi concetti» come «non si può nemmeno essere critici visto che Veltroni sostiene quello che noi predichiamo da anni». Un esempio? Pare che la battuta del segretario del Pd sullo Stato che «non deve essere prussiano con le imprese», abbia fatto sobbalzare il Cavaliere sulla sedia oltre che strappare qualche applauso alla platea di Confcommercio. Perché va bene dire che «in un giorno si può fare un’impresa usando l’autocertificazione» («ci sono arrivati», chiosa in privato l’ex premier), ma utilizzare pure i luoghi e le immagini che da anni Berlusconi tira fuori nei comizi gli deve essere sembrato un po’ troppo.
Così, alla fine il Cavaliere decide per un intervento sul filo dell’ironia. Non manca il leitmotiv degli ultimi mesi sulla crisi mondiale («ho una grande angoscia per il compito che mi aspetta», perché «la situazione economica fa tremare le vene ai polsi»), ma ci tiene Berlusconi a ribadire con cadenza quasi regolare durante il suo discorso che è Veltroni ad essere passato sulle sue posizioni. Come quando affronta i capitoli di spesa su cui lo Stato può risparmiare. Parte elencando e si ferma: «Certo ha detto la stessa cosa anche Veltroni, spero di non interpretare male il suo pensiero...». D’altra parte, «ormai è diventato lui l’ortodossia». E così pure su disegni di legge da presentare al primo Consiglio dei ministri. «Io ho detto dieci - ironizza il Cavaliere - e lui mi ha corretto dicendo che sono tredici. Ora cercheremo gli altri tre!».
I maniaci dei numeri, intanto, si sbizzarriscono. Due battimani a tre per il Cavaliere, quello conclusivo decisamente più caloroso per l’ex premier che d’altra parte è di casa. Tanto che si può permettere un intervento più breve che incassa i sorrisi divertiti dei presenti proprio sulle punture di spillo al segretario del Pd. Che, va detto, sposta sì la barra sulle battaglie care agli imprenditori (e tanti sono gli elogi alle imprese che «costituiscono il tessuto del Paese») ma porta pure a casa un piccolo primato visto che in quasi due anni a Palazzo Chigi Romano Prodi non aveva mai partecipato all’appuntamento di Cernobbio di Confcommercio.
Berlusconi, da parte sua, non si perde in troppi apprezzamenti verso una platea che gli è certamente più «amica». Anzi, si prende la briga di ripetere più e più volte quanto sia «grave la situazione economica» e «difficile il lavoro da fare». Non certo per lavarsene le mani, spiega abbassando il finestrino della sua macchina a sera, ma «per realismo» e «senso di responsabilità».
Adalberto Signore