Il Cavaliere scuote il Pdl: vinceremo nel 2013

Il premier: "I sondaggi ci danno al 28%, i democratici sono al 26%, ce la faremo". Alfano tracci la road map: "Per fine mese via al tesseramento. E a novembre l'elezione dei coordinatori"

Roma - Venti mesi per rilanciare il partito. Venti mesi per un lavoro capillare sul territorio anche nelle scuole e nelle università, per i congressi e soprattutto per le riforme che fino ad ora sono rimaste ingolfate in Parlamento.
Il Pdl può tornare a vincere nel 2013, Silvio Berlusconi ne è convinto, promette di impegnarsi in prima persona per centrare di nuovo il bersaglio e sprona anche i suoi a crederci nella riunione convocata a Palazzo Grazioli con i coordinatori regionali alla quale hanno preso parte, oltre al segretario del Pld, il Guardasigilli Angelino Alfano, pure i coordinatori nazionali Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi.
Come sua abitudine il premier parte dai sondaggi che danno il partito al 28 per cento mentre il Pd è fermo al 26. «Possiamo farcela alle prossime elezioni - dice Berlusconi - ma dobbiamo recuperare consenso tra gli elettori facendo le riforme». Il capo del governo si riferisce a quella della giustizia e in particolare alla legge sulle intercettazioni che, precisa, «è stata fermata a causa di Fini e della Bongiorno».
La perdita di consenso però, sostiene il premier è dovuta anche alla pressione dei media «faziosi», puntando il dito in particolare contro la Rai ed Annozero di Santoro. E proprio in riferimento a Santoro e alle telefonate che il premier fece all’ex dg Rai Mauro Masi e all’ex commissario dell’Authority per le comunicazioni, Giancarlo Innocenzi, Berlusconi le definisce solo «uno sfogo plausibile» per il quale è assurdo essere indagati.
Il premier dunque indica la necessità di recuperare un rapporto nuovo con i media ed in particolare con internet per sfruttarne l’enorme potenziale, come ha saputo fare il presidente Usa Obama. Accanto al lavoro sui media però c’è quello sul territorio, il contatto diretto con la gente che il premier vuole rendere sempre più stretto. Sarà la «gente» a scegliere i candidati alle prossime amministrative, promette Berlusconi, che però è allergico alla parola «primarie» che gli ricorda troppo la sinistra e preferisce chiamarle «elezioni popolari».
Tocca poi al neosegretario Alfano indicare la strada verso il rilancio del partito ai coordinatori regionali. A partire dal 31 luglio si darà il via al tesseramento mentre entro la fine di settembre si stilerà il regolamento. I congressi per l’elezione diretta dei coordinatori comunali e provinciali si terrano tutti entro dicembre. E a fine novembre ci sarà un election day in ogni provincia per far eleggere dalla base gli oltre 100 coordinatori. «Sarà il nostro popolo, il popolo del Pdl a scegliere i candidati per le amministrative», dice Alfano.
La macchina del partito si muove per stabilire la strategia che dovrà portare al voto e dovrà essere una strategia vincente. Alfano si lascia ispirare da una metafora calcistica: dobbiamo fare il golden goal alle prossime politiche. Certo l’asso nella manica del partito resta sempre Berlusconi perché, prosegue Alfano, «è l’unico difensore della democrazia e della trasparenza ed è lui l’unico inventore del bipolarismo». Però occorre ricostruire pure un rapporto con gli elettori e immettere forze fresche nel partito, rilanciando la presenza nei licei e nelle università perché, dice Alfano, «in questi ambiti è forte l’apprezzamento personale e la passione, fattori determinanti per la selezione di nuove leve. Bisogna cioè riaccendere le lampadine spente che si erano fulminate».
Da parte loro i coordinatori sono pronti a mettersi in discussione per ripartire. «Chi ha incarichi di responsabilità nel partito e per il partito, inclusi i coordinatori regionali, è giusto rimetta il proprio mandato», dice il coordinatore del Friuli Venezia Giulia, Isidoro Gottardo. In modo da lasciare Alfano «nelle condizioni di agire con il massimo di libertà». E non è il solo a pensarla così. Pure il coordinatore ligure, Michele Scandroglio, invita tutti a lasciare l’incarico perché, afferma, «la prima fase del partito finisce ed inizia un percorso nuovo, quello delle regole, dei congressi, della responsabilità e del rilancio».