Cavaliere «spiato» per ordine della Iervolino

da Napoli

«Dottor Lipardi, vada con il registratore sotto il palco. Davvero, non scherzo, questa volta, se c'è qualcosa che va oltre le critiche politiche, ce la vedremo in giudizio. Ho già querelato Casini, gli farà compagnia anche lui». Pausa breve. «Lipardi, vada in piazza con il registratore». Il perentorio ordine parte dal sindaco Rosa Russo Iervolino, il destinatario della delicata «missione» di alto spionaggio politico, nientemeno che il coordinatore del dipartimento della Comunicazione del Comune di Napoli, Vincenzo Lipardi, uno dei 24 superdirigenti di Palazzo San Giacomo. L'uomo da spiare ed eventualmente da querelare, è Silvio Berlusconi, due giorni fa a Napoli, dove ha tenuto un comizio a piazza del Plebiscito.
La scena appena descritta si è svolta a poche ore dalla manifestazione degli azzurri, davanti all'ascensore, al secondo piano di Palazzo San Giacomo, dove la Iervolino ha il suo ufficio e studia le strategie per rendere Napoli una città moderna, efficiente e pulita. Testimone della «mission impossible» il solito drappello di cronisti politici, che ogni giorno si reca in Comune, per raccogliere notizie sulle attività della giunta. A tre metri di distanza dalla Iervolino, il dottor Lipardi ascolta in silenzio l'ordine del sindaco, annuisce con il capo, poi ripete due volte un «sì». A Napoli, si dice, quando bisogna fare qualcosa di poco gratificante, «che s'adda fa, pe campà» (che cosa bisogna fare per vivere), ma, forse, per la cifretta di circa 70mila euro all'anno, lo sforzo di andare a registrare l'intervento di Berlusconi a piazza del Plebiscito, Lipardi non poteva proprio evitarlo.
Il giorno dopo, al telefono, il superdirigente però racconta in modo diverso l'incarico ricevuto dal sindaco: «Il mio mestiere è di ascoltare tutti. Non avevo il registratore. Questa è una cosa ridicola». Poi, toccato nell'orgoglio professionale, chiosa: «Io non vengo mandato dalla Iervolino a sentire i comizi. L'intervento di Berlusconi è stato registrato da una televisione locale, non c'era bisogno che lo facessi io».
Sarcastico il consigliere comunale di An, Andrea Santoro: «Se un superdirigente si presta a fare l'investigatore privato, siamo alla degenerazione etica, prima ancora che politica. Se la Iervolino aveva paura di essere offesa da Berlusconi, poteva guardarsi in tv il suo intervento. Mandare in piazza un superdirigente come Lipardi è come se Prodi mandasse Sircana a comprare i giornali».
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