«Il Cavaliere usa la logica, il Professore l’emotività»

Pari e patta. Almeno dal punto di vista della comunicazione politica, pur con tattiche diverse, la sfida tra Berlusconi e Prodi finisce 1-1. Così la pensa il professor Franco Grossi, dell’Università di Trieste, inventore del «Master in galateo politico». «Però con queste regole così rigide è difficile seguire il dibattito».
Noioso?
«Abbastanza. La telecamera non si muove mai, le risposte sono cronometrate, così è molto difficile tenere alta l’attenzione del telespettatore».
Regole inutili?
«Ci fanno perdere molto in termini di comunicazione. Anche l’assenza di pubblico è una forzatura. Si parla di dibattito all’americana, ma negli Usa non si fanno con il cronometro in studi asettici come quello di ieri».
Meglio un dibattito aperto?
«Sicuramente, ma certo c’era il rischio che i due contendenti litigassero».
Che trucchi hanno usato?
«Hanno due tattiche molto diverse. Berlusconi parla spesso tenendo in mano la penna, come il grande manager che prende appunti. Mentre Prodi usa più la gestualità delle mani, come i professori universitari. Anche i registri verbali sono molto diversi».
Cioè?
«Il premier è molto logico nelle sue argomentazioni, vuole convincere di aver fatto bene con il suo governo, mentre Prodi punta più sul fattore emotivo, vuole sembrare migliore di Berlusconi dal punto di vista etico».
Chi se l’è cavata meglio?
«Direi che sono stati bravi tutti e due. Anche se erano entrambi poco naturali, si vedeva il grande lavoro di preparazione».
Che errori hanno fatto?
«Berlusconi forse ha usato troppo la denigrazione diretta, ha espresso valutazioni dirette su Prodi, e questo non premia dal punto di vista dell’efficacia in un dibattito così. Mentre il Professore ha usato un tono di voce troppo basso, non scandisce bene le parole».
Il look?
«Berlusconi era sicuramente più elegante. Aveva la sua cravatta solita, mentre Prodi era vestito come si vestirebbe un italiano per la prima volta in tv. Direi che Berlusconi era vestito da grande manager, Prodi più vestito da politico».
La mimica?
«Cercano di catturare l’attenzione dell’ascoltatore. Berlusconi cerca di tenere alta l’attenzione cambiando tono di voce con una bella mimica facciale. Prodi all’inizio del dibattito utilizzava meno la mimica facciale, poi nella seconda parte si è scaldato e ha cominciato a gesticolare».
E i giornalisti come le sono sembrati?
«Mimun mi sembrava terrorizzato dal cronometro. Anche gli altri sembravano impauriti».