Il Cavaliere tra vertici, negozi e bagni di folla

In mattinata incontra a palazzo Grazioli lo stato maggiore di Forza Italia Poi scherza con gli elettori: «Speriamo di fare bene, sennò mi fate fuori»

da Roma

Un 25 aprile di lavoro per il futuro premier Silvio Berlusconi che ha trascorso la mattinata e buona parte del pomeriggio di ieri nella sua residenza romana di Palazzo Grazioli per mettere a punto la squadra di governo e i ranghi parlamentari assieme allo stato maggiore di Forza Italia.
A partire dalle 9.30 di ieri mattina sono accorsi a Via del Plebiscito tutti i big del partito da Fabrizio Cicchitto a Claudio Scajola e Franco Frattini, da Elio Vito a Renato Schifani e Denis Verdini. Cooptato anche il coordinatore azzurro Sandro Bondi che ha dovuto rinunciare al comizio finale a Massa dove il neosenatore è candidato alla presidenza della Provincia. «Questo ci riempie d’orgoglio perché significa che il governo non si fa senza Bondi», ha detto sul palco massese il consigliere regionale Pdl, Alessandro Antichi.
E d’altronde la riunione, programmata già ad inizio settimana, rivestiva un’importanza fondamentale visto che il prossimo esecutivo dovrà essere costituito da sole 60 persone e la scelta dei sottosegretari che seguiranno in Parlamento i vari provvedimenti dovrà essere ben congegnata. Ma di questo si continuerà a parlare sia oggi nell’incontro tra il Cavaliere e il segretario della Lega, Umberto Bossi, sia lunedì prossimo in un incontro con i gruppi parlamentari.
L’estrema attenzione con la quale dovrà essere effettuata la selezione spiega le oltre cinque ore di durata del vertice, svoltosi in un clima sereno inframmezzato di tanto in tanto dalle ormai proverbiali battute berlusconiane. «Con Berlusconi si lavora sempre parecchio, ci aveva chiesto lui di tenerci liberi per il 25 aprile», spiega un partecipante al vertice nel quale ci si è misurati con la norma «anti-casta» inserita nella Finanziaria 2008 per far dispetto a Prodi.
Poco dopo mezzogiorno è giunto a Palazzo Grazioli il neosenatore ed editore Giuseppe Ciarrapico. La visita, durata mezz’ora, ha scatenato le solite polemiche «partigiane» non solo dell’estrema sinistra ma anche di Walter Veltroni. Questa, però, è un’altra storia. E il nuovo profilo politico di Silvio Berlusconi sembra ancor meno orientato alla partecipazione al «teatrino» della politica e ancor più concentrato sui problemi attuali del Paese. Testimonianza ne è il colloquio telefonico di giovedì sera tra il premier in pectore e il capo del governo romeno, Calin Tariceanu. Il governo di Bucarest ha reso noto che i due leader hanno concordato sul fatto che i recenti reati commessi da romeni in Italia non devono «ledere i cittadini della Romania e le relazioni bilaterali». Previsto un incontro per rinsaldare la partnership tra i due Paesi non appena Berlusconi si sarà insediato a Palazzo Chigi.
Alle 16 circa i partecipanti hanno lasciato Palazzo Grazioli. I manifestanti di ritorno dai cortei del 25 aprile (bandiere con falce e martello incluse) non hanno risparmiato qualche battuta a Sandro Bondi. «Ecco il futuro ministro della distruzione», «Tanto tornerai con noi...», hanno detto scherzando sul possibile incarico ministeriale e sul passato nelle file del Pci. Infine, è il turno di Berlusconi che esce in strada per salutare i suoi fan che già da un po’ di tempo avevano formato un capannello attorno a Palazzo Grazioli. Il tempo di dedicare qualche battuta ai cronisti sul fatto che il governo è «non ancora» definito e poi via in auto per il consueto shopping nel centro storico di Roma.
La musica non è cambiata neanche nei pressi della boutique dinanzi alla quale si ferma. Se l’è cavata con «vediamo, vediamo» alla domanda sul numero dei vicepremier. E poi ne ha approfittato per esternare sul nuovo corso confindustriale. «È il tempo delle donne ovunque, anche i giovani di Confindustria hanno infatti eletto un presidente donna», ha dichiarato riferendosi alla recente elezione di Emma Marcegaglia e di Federica Guidi.
Ma sono bastati pochi minuti perché si creasse una folla anche attorno al negozio scelto da Berlusconi. E ancora strette di mano e saluti, pure a una finestra dove simpatizzanti hanno esposto una bandiera del Popolo della libertà. Infine, risalendo in auto, ha ripetuto due volte il gesto divenuto famoso dopo la «svolta di Piazza San Babila». Il Cavaliere è salito sul predellino della sua auto e ha ringraziato i suoi sostenitori. «Speriamo di fare bene, se no mi fate fuori», ha detto alla folla plaudente. «Che Dio me la mandi buona», ha concluso. Perché questa volta il compito è veramente complicato: l’economia in difficoltà, Alitalia nuovamente in panne e gli avversari al varco in attesa del primo intoppo giustificano l’invocazione dell’aiuto divino.