Cavalli da corsa clonati: l’Unione europea dice no

Ernesto Cazzaniga*

La scorsa settimana si è svolta a Roma presso l’Hotel Sheraton la riunione della commissione Europea dell’Allevamento per dibattere alcuni importanti punti all’ordine del giorno. La riunione, ottimamente organizzata e ben condotta, dal responsabile dell’area trotto, Claudio Lorenzini, si è svolta in un clima proficuo e collaborativo con la partecipazione di rappresentanti di tutti i Paesi europei aderenti all’Uet, oltre al presidente della Secf (società di corse francese), visconte Dominique de Bellaigue, accompagnato dal segretario generale Jacques Chartier. Tra i temi più importanti posti all’attenzione della commissione vi era quello relativo al numero massimo di monte consentite annualmente per ogni stallone. La situazione attuale praticamente permette ad ogni stallone un numero massimo di monte che varia da un minimo di 100 per la Francia ad un massimo di 150 per quasi tutti gli altri Paesi. In Francia a partire dall’anno prossimo, fermo restando il numero massimo di cento per i cavalli classici, verrà consentito da parte di una commissione tecnica, a stalloni non in possesso di requisiti classici, la possibilità di coprire un massimo di sessanta fattrici inoltre, sempre a giudizio di tale commissione per particolari soggetti portatori di valori morfologici e genetici di rilevante pregio, ma non in possesso di requisiti classici, la possibilità di coprire un numero massimo di venti fattrici. È evidente che la Francia con nati per oltre undicimila prodotti si preoccupa per il modo di potere dare un ventaglio di scelte ai propri allevatori più ampio possibile, una scelta molto discutibile, ma ogni Paese ha i suoi problemi e noi abbiamo i nostri. Sempre in questa sede è stato ufficialmente comunicato dal rappresentante svedese che dall’anno prossimo la limitazione di un massimo di 25 monte per stalloni non presenti sul territorio è stata rimossa per un rilievo della Unione europea, perché ritenuto discriminatorio, quindi al fine di non incorrere in un avviso formale, la limitazione è stata rimossa ed il numero di monte sarà lo stesso degli stalloni residenti, quindi sino ad un massimo di 150. È stato portato all’attenzione della commissione un problema relativo ad un tentativo di clonazione di un equide da parte di un Paese aderente all’Uet, all’unanimità sono state escluse pratiche di questo genere per qualsiasi animale iscritto in un libro genealogico di tutti i Paesi aderenti alla Uet.
Successivamente sono state esaminate le varie problematiche relative all’uso della pratica cosiddetta dell’embryotransfer, alla luce dei regolamenti vigenti. Su questo aspetto sono emerse due filosofie differenti, anche se non antitetiche. Come ha molto chiaramente esposto la questione Claudio Lorenzini: in Italia la regolamentazione permette l’uso di questa metodica al fine di consentire ad una giumenta di alto potenziale sportivo di prelevare l’embrione e nello stesso tempo di continuare la sua carriera agonistica, questo in coerenza con la logica selettiva che richiede la massima accelerazione dei cicli riproduttivi. La Francia, all’opposto, permette la pratica dell’embryotransfer ma solo a condizioni che sia effettuato su giumente di alto valore genetico, ma alla fine della loro carriera agonistica e non durante ed unicamente per favorire la riproduzione delle stesse se portatrici di problemi di gestazione. In Svezia attualmente non è permessa questa pratica e non solo, nessun prodotto proveniente da questa metodica può essere iscritto nel Libro genealogico del cavallo svedese. Negli altri Paesi in generale, manca una normativa specifica, salvo alcuni casi non ancora chiaramente esplicitati che, avendo fatto ricorso a questa metodica, avrebbero addirittura fatto nascere più prodotti da una stessa fattrice nello stesso anno. Il problema è grave e da non sottovalutare e soprattutto da non lasciare alla anarchia totale, quindi per il momento è stata assunta all’unanimità una decisione che sarà propedeutica ad una successiva regolamentazione, ogni Paese aderente alla Uet, si impegna dall’anno prossimo a segnalare sul documento di identificazione se il prodotto sia stato concepito con la metodica dell’embryotransfer.
* presidente dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)