"Cavalli fantasma dopati e usati per le corse illegali"

Milano, finti certificati di morte per gli animali ritirati dalle gare. Le competizioni clandestine nei parchi fruttano 400mila euro a sera. Indagini anche a Varese

Portano i cavalli in aperta campagna, li schierano velocemente ai nastri di partenza. E via, signori e signore, la corsa notturna ha inizio su strade sterrate, illuminate solo dai fari delle auto. Lo spettacolo dura una manciata di secondi, tanto si sa già chi deve vincere. Poi tutti a casa, dileguati nel buio: i fantini con i loro quattromila euro di ricompensa, i vincitori delle scommesse con le tasche ben più gonfie. Gli introiti delle puntate di una corsa clandestina vanno dai 100mila euro ai 400mila euro a sera.

Un’organizzazione fatta e finita. Dopo le gare illegali di Catania, Avezzano, L’Aquila, Napoli e Pescara, la malavita, rigorosamente italiana, colpisce anche al Nord.
Sono numerose le segnalazioni di corse illegali a Milano, vicino al Parco delle Groane, in provincia di Varese, Brescia, nel Pavese e nel Lodigiano. Voci, sempre più insistenti. Nomi, sempre gli stessi. Tanto da indurre l’associazione di ambientalisti Aidaa a presentare un esposto alla Procura della Repubblica. Una denuncia dettagliata in cui si racconta, passaggio per passaggio, tutto l’ingranaggio del giro illegale. I sospetti ricadono su una decina di persone, tra veterinari, stallieri e fantini. Tutti vicini agli ambienti degli ippodromi di San Siro a Milano e di Varese. Le forze dell’ordine stanno indagando per ricostruire il complicato meccanismo delle scommesse in nero e per capire come vengono preparate le corse, circa due o tre al mese.
In base a quanto segnalato, veterinari corrotti dichiarano, con documenti fasulli, la finta morte di un cavallo a fine carriera oppure certificano il suo abbattimento per un incidente durante una gara o un allenamento.

Il cavallo in realtà viene acquistato in nero e trasportato in maneggi illegali. In particolar modo, le segnalazioni identificano una cascina vicino a Desio, a pochi chilometri da Milano. Lì le povere bestie sarebbero costrette a subire trattamenti speciali a base di doping e cocktail di droghe per ritrovare, poveretti, la stessa energia di quando erano le star del trotto sulle piste. A occuparsi delle vecchie glorie dell’ippodromo sono ignari stallieri che strigliano, riempiono le stalle di biada ma non vengono nemmeno messi al corrente dell’uso che verrà fatto dei cavalli.

A organizzare materialmente la gara sono invece i fantini: trasportano i ronzini dai maneggi alla pista clandestina, scelgono il luogo e il giorno dello spettacolo nelle brughiere.
Sanno già chi deve vincere. E dopo la corsa truccata intascano la loro bella busta con 1.500 euro in contanti. In una sera quindi arriverebbero a guadagnare, ovviamente in nero, qualcosa come tremila o 4.500 euro. Circa 10mila euro al mese.

Le cifre davvero da brivido sono però quelle delle scommesse illegali raccolte dai bookmakers nelle vicinanze delle agenzie ippiche e negli ippodromi. Nell’esposto degli ambientalisti, si legge che si tratta di «persone assolutamente conosciute nell’ambiente, molto spesso benestanti con la passione per le scommesse e le corse dei cavalli che vogliono provare il brivido del gioco». Il sistema per invogliare a puntare sui cavalli a fine carriera è sempre lo stesso. Come avviene anche per i giochi d’azzardo, i clienti vengono presi per la gola con vincite importanti prestabilite a tavolino a loro insaputa. La trappola è tesa: gara dopo gara, chi si lascia affascinare dai guadagni facili si prende la batosta e arriva a perdere migliaia di euro. «È il caso - spiega Lorenzo Croce, presidente dell’associazione di difesa degli animali e dell’ambiente Aidaa - di andare oltre i sospetti. Ci auguriamo quindi che ci siano delle verifiche in tempi rapidi e speriamo vengano presto smantellate queste organizzazioni gestite dalla malavita italiana. La mia speranza è che vengano isolati questi loschi personaggi che operano negli ippodromi e nelle sale scommesse e che permettono di organizzare queste vergognose iniziative».
I poveri cavalli, be’, di loro ci si preoccupa poco: vengono drogati fino ai denti, spremuti il più possibile e poi, esausti, abbattuti.