Per il Cavallino è arrivata l’ora del «tutti per uno»

Dividiamo questo Gran Premio di Valencia in due aspetti ben precisi, anche tenendo conto del confronto con lo spettacolo parallelo vivibile con le Olimpiadi: innanzitutto, appunto, lo spettacolo. Non puoi costruire un impianto di tali proporzioni, di tali investimenti, di tale immagine hardware spettacolare da inserire in tutte le cartoline turistiche di Valencia per poi trovarti con una pista dove per 57 giri non c'è stato un sorpasso, una emozione agonistica sportiva decente, un combattimento diretto. Come le squadre ed i piloti simulano preventivamente virtualmente la gara per capire e decidere strategie, soste ai box, gestione delle gomme e della benzina, così gli organizzatori dovrebbero simulare le caratteristiche di un nuovo tracciato a livello video-game, per capire se ci sarà spettacolo per il pubblico.
Ed invece la gara è stata piatta e le emozioni sono arrivate da fatti assolutamente non inerenti; e parliamo di soli tre momenti topici: il rientro in pista di Massa al secondo pit-stop con quasi scontro con Sutil; il secondo pit-stop di Raikkonen con offuscamento vista/lucidità del pilota nel ripartire a luce ancora rossa/gialla creando un rischio di grandi proporzioni; ed infine l'esplosione motore delle stesso Raikkonen due giri dopo. Va bene la sicurezza, ma non dimentichiamo che ci si deve correre un gran premio e che tutti, piloti compresi, vogliono vedere sorpassi, battaglie, emozioni, coinvolgimenti emotivi. L'altro aspetto di Valencia è il risultato sportivo: Massa grande e maturo come non mai; la sua F2008 in linea con il pilota. La sua gara è sembrata il secondo tempo del film vissuto in Ungheria, ma terminato prima del suo ritiro ed appunto completato perentoriamente qui a Valencia. La sua continuità di prestazioni in prova ed in gara lo mettono senza tentennamenti al comando della squadra nel tentativo di recuperare questi benedetti 7 punti che lo dividono ora da Hamilton. Di conseguenza ordini o no, il buon senso interno deve far capire a Raikkonen che ora deve lavorare per il mondiale di Felipe. Anche perché Kimi, nell’incidente ai box, ha dimostrato che qualcosa che non va nella sua concentrazione.