«Un cavallo mi ha cambiato la vita»

La folgorazione: «Avevo carote e biada in mano. Uno dei sei si avvicinò, annusò e scappò via. Da allora ho scelto di stare qui»

Facile raccontarla dopo, la storia di Etta Bonafreddi e del Samuele Ranch. Facile agganciarla, senza trucco, ancora bella dopo vent'anni da cavalli, nei suoi dieci ettari di natura libera. Facile sedersi ad ascoltarla, gomiti poggiati sul tavolaccio della cucina rustica dove lei ti prepara il caffè mentre prima era qualcos'altro. Otto chilometri dall'uscita del casello di Sestri Levante, uno e mezzo da Castiglione Chiavarese. L'indicazione per il Samuele Ranch ti porta in costa, scendi e segui la strada interpoderale che muore sul ponticello. L'acqua ti scivola sotto e il ranch s'apre a ventaglio. Silenzio. Un nitrito. Ancora silenzio, con l'imbarazzo di calpestare l'erba. Il gallo t'annuncia e salta fuori Etta. È così che finisci nella sua cucina a capire perché una donna del «bel mondo» decida di mettere in piedi tutto questo. «Spesso, quando ci si avvicina ad un luogo, si danno per scontate molte cose.Il Ranch è in mezzo al verde, solare, rilassante, ma non è per questo che esiste». Te la butta lì Etta, insieme al caffè bello carico. «Esiste perché un giorno ho deciso di cambiare la mia vita. Mi ero sempre occupata di attività commerciali: pub, moda. In mezzo alla gente e al caos». Perché Etta è la compagna di Carlo Alberto Gemignani, patron di locali notturni a Limone, Genova, Santa Margherita Ligure e Paraggi. Etta un po' lo segue, un po' si ritaglia il suo spazio nella moda a Rapallo. Ma non è questo che vuole fare da grande. «Ho sempre amato i cavalli. Un giorno un amico mi telefonò che al Passo di Cento Croci avevano appena portato un gruppo di sei cavalli bellissimi. Mi offrì di sceglierne uno per me. Andai su. Avevo carote e biada in mano. Un dei sei si avvicinò, annusò e scappò via. Nello stesso momento ho pensato a qualcosa di antico come la Bibbia. Dalla Bibbia ho tratto il suo nome, Samuele. È da allora che mi sento legata a lui. Ho lasciato la vita dei locali e trovato questo posto accogliente dove iniziare un'attività nella natura». Sono passati vent'anni da quando Etta ha costruito il ranch, che è anche agriturismo. «Mica quelli di lusso. La mentalità è la stessa del campeggio: camere semplici e cucina casalinga con olio, vino, frutta, verdura polli e uova prodotti da noi». La segui mentre ti mostra i locali ricavati nelle costruzioni in legno, le verande che sanno di Far West. L'odore della carne alla brace mista al fieno. Etta punta sui bambini da subito. Mette su una scuola federale di equitazione riconosciuta Fise, con istruttore federale di 2° livello e tecnico federale di equitazione di campagna l° livello, con 10 cavalli da scuola monta inglese (4 doppi pony). S'inventa il campus estivo tra giugno e ottobre per gruppi di sei-sette ragazzini divisi per età che trascorrono al ranch una o più settimane. «Una vacanza semplice fatta di giochi e amicizia. Scuola di equitazione, buon lavoro in piano per i più preparati, gare sociali, possibilità di uscite in concorso. La mattina è dedicata al cavallo (i ragazzi possono portare anche il loro); nel pomeriggio facciamo gite alle Cinque Terre, mare, piscina e corsi di ceramica». La segui mentre ti indica i paddoks, ti mostra la club house e il vissuto fissato alle pareti. Le gare e il battesimo della sella. Ti parla dei trenta cavalli a pensione lì, dei corsi di groom, della rieducazione di cavalli difficili, monta da lavoro, stage teorico-pratici con istruttore federale e possibilità di lavoro con cavalli privati da parte dell'istruttore. Un'oasi dove gusti le variazioni sul tema, dove impari a confrontarti con le tue mani e il cavallo. E' piena di cose da dirti Etta in quel mare di margherite bianche. «Il desiderio di pulizia mentale e di cose vere mi ha tenuta qui. Non ho mai avuti rimpianti e tutte le volte che devo allontanarmi non vedo l'ora di tornare». Nessuna scena o ruoli da interpretare. Il sole le sfiora gli occhi e ti spiega che s'è pulita i sentieri, perché di là c'è il Biscia, «tipo canyon, sai? Devi vederlo». E poi scopri che i suoi clienti abituali arrivano da fuori regione, che il ranch viaggia in rete, www.samueleranch.com, che per Castiglione Chiavarese è una risorsa turistica mica da ridere, ma poco sfruttata. Finisci il giro, il sole ormai è alto e i cavalli scalciano. Etta ha rallentato per farsi seguire. I suoi tempi non sono biblici, i suoi racconti sono di cavalli e polvere. Lo sguardo limpido e fisso. Non molla Etta. I tacchi li ha appesi al chiodo vent'anni fa per Samuele. E per bambini che nel suo ranch sono diventai uomini.