Cavani-Hamsik, la coppia più bella d’Italia

Ibra-Robinho? Eto’o-Milito? Vucinic-Borriello? No, quest’anno i gemelli del gol abitano a Napoli e rispondono a nome, cognome e indirizzo di Edinson Cavani e Marek Hamsik. Due scuole calcistiche lontane, uruguagio il primo, danubiano il secondo, legate assieme dall’abilità di Walter Mazzarri e dalla regia del Pocho Lavezzi. Due piccoli fenomeni che stanno già facendo sognare Napoli come ai tempi del Magica, il trio Maradona-Giordano-Carnevale del leggendario primo scudetto, o come ai tempi di altri autentici gemelli del gol come lo erano lo stesso Diego Maradona e Antonio de Oliveira Filho, detto Careca, il «più grande attaccante della storia del Napoli» secondo il presidentissimo Ferlaino, il centravanti brasiliano che prenderà - anche foneticamente - il posto di Carnevale nel trio Magica e porterà il Napoli alla conquista del secondo tricolore nel ’91.
Da Cavani-Hamsik a Maradona-Careca il filo conduttore è sentimentale, ma anche statistico, è fatto di emozioni e ricordi, ma anche di numeri e gol. Se i gemelli di oggi sono la miglior coppia-gol del campionato con 17 reti totali (10 dell’uruguayano e 7 dello slovacco), il Pibe e il brasiliano sono stati gli unici giocatori del Napoli a vincere la classifica cannonieri “a coppie“ nel 1988, quando assieme arrivarono a 28 reti che tuttavia non evitarono che lo scudetto scivolasse dalle maglie azzurre a quelle del Milan di Sacchi.
Adesso Napoli, a vent’anni di distanza e dopo tante vicissitudini, dopo aver frequentato persino la serie C, torna a sognare, torna a sussurrare la parola scudetto. Grazie alle scelte di una società tornata ad essere protagonista anche sul mercato (non a caso Cavani è stato uno degli affari più azzeccati in assoluto dell’estate scorsa) e grazie al lavoro di Mazzarri che aspetta di uscire dagli esami di maturità con cui aprirà l’anno nuovo (l’Inter all’Epifania, la Juve tre giorni dopo) per potersi candidare come anti-Milan. Ma, soprattutto, grazie ai due gemelli che stanno concretizzando puntualmente il lavoro di una squadra che fino ad oggi ha mandato in gol appena cinque giocatori (oltre a loro, 4 reti di Lavezzi e 2 a testa di Maggio e Cannavaro) e che dunque rappresentano da soli il 68 per cento delle capacità realizzative.
D’altra parte Marekiaro e il Matador, come li chiamano sotto il Vesuvio, stanno vivendo una stagione fantastica, passata anche attraverso i riflettori del mondiale. Hamsik ha portato la piccola debuttante Slovacchia a un insperato ottavo di finale, buttando fuori niente meno che l’Italia campione del mondo; Cavani ha fatto persino meglio contribuendo a riportare l’Uruguay al posto che gli compete, centrando le semifinali dopo quarant’anni, e completando con Suarez e Forlan il tridente-spettacolo del maestro Tabarez.
E se Hamsik a Fuorigrotta è un idolo già consolidato, un veterano alla quarta stagione in azzurro nonostante abbia solo 23 anni, Cavani ha conquistato subito i cuori del San Paolo a suon di gol, diventando capocannoniere (in condominio con Di Natale) e facendo subito dimenticare un napoletano doc come Quagliarella.
Diciassette gol in due per puntare in alto, dunque, anche se adesso bisogna guardarsi alle spalle: Ibrahimovic e Robinho sono dietro, ma solo perché lo svedese ha alternato i partner (anche Pato, come Binho, ha segnato 6 gol pur giocando solo 8 partite) e adesso avrà a fianco pure Cassano; Eto’o ha sofferto la crisi di Milito (solo 3 reti); Borriello quella di Vucinic (3 soli gol anche per lui). Stesso discorso per Quagliarella (9) e Iaquinta (solo 4). La volata per la classifica “a coppie“ è lanciata.