Dal caveau spuntano dieci bauli di Kafka

Una miniera di lettere indirizzate a grandi scrittori europei come Thomas Mann, Arthur Schnitzler, Stefan Zweig e Jaroslav Hasek, album di disegni inediti, bloc notes con esercizi per imparare l’ebraico, appunti di vita quotidiana, il manoscritto del racconto Preparativi di nozze in campagna, una bozza del romanzo Il castello e il manoscritto del racconto incompiuto Riccardo e Samuele: ci vorrà alcuni mesi per concludere l’inventario delle carte dello scrittore Franz Kafka (1883-1924), conservate in dieci bauli, aperti per la prima volta durante l’estate dopo essere stati per oltre 50 anni nascosti in un caveau dell’Ubs di Zurigo e in una banca di Tel Aviv.
L’apertura della cassaforte della banca svizzera ha svelato numerosi inediti dello scrittore boemo di lingua tedesca, tanto che la stampa israeliana ha parlato di uno «straordinario tesoro». L’inventario, affidato a un gruppo di specialisti di letteratura e giuristi, è stato ordinato dal tribunale distrettuale di Tel Aviv, dove pende da tempo un processo, che la stampa ha definito «kafkiano» per la sua complessità, avviato per dirimere una controversia giudiziaria tra le eredi di quelle carte e lo Stato di Israele che ne rivendica la proprietà. La Biblioteca Nazionale di Israele rivendica, infatti, per intero la proprietà dei manoscritti di Kakfa conservati a Zurigo e a Tel Aviv, sostenendo che furono sottratti in maniera clandestina alle autorità israeliane. Le carte di Kafka furono portate in Israele nel 1939 dal suo caro amico Max Brod, che aveva lasciato Praga per scappare dai nazisti. Nonostante l’autore de Il processo avesse chiesto che i suoi manoscritti fossero bruciati, Brod li custodì a lungo personalmente, cedendoli poi, in base a un testamento, alla Biblioteca Nazionale di Tel Aviv. Ma alla morte di Brod, nel 1968, l’archivio di Kafka passò nelle mani della sua segretaria e forse amante, Esther Hoffe, morta nel 2007 a 101 anni, e quindi delle due figlie, le settantenni Ruth e Eva, che oggi continuano la battaglia legale.
La corte di Tel Aviv è chiamata a far luce sui numerosi passaggi di mano dei documenti. Le sorelle Ruth e Eva Hoffe chiedono che venga loro riconosciuta la proprietà dei manoscritti di Kakfa, che poi vorrebbero vendere all’Archivio di Letteratura tedesca di Marbach, in Germania.