Via Cavezzali, dopo il delitto scoppia un incendio doloso

Nel palazzo dove morì il marocchino, il fuoco divora un alloggio al quinto piano: è il terzo in dieci giorni

Paola Fucilieri

Sono tre, e non uno, gli incendi dolosi appiccati nel giro di 10 giorni in via Cavezzali 11, l’ex residence ormai arcinoto per essere stato lunedì mattina teatro della morte accidentale del pregiudicato irregolare Abdel Khalek Natab, un marocchino 37enne colpito da una pallottola a una spalla durante la colluttazione con la guardia giurata impegnata a riprendersi l’arma che lo straniero gli aveva appena sottratto. L’ultimo rogo, senza dubbio il più disastroso dei tre, è quello scoppiato poco dopo le 2.30 della notte tra giovedì e venerdì nell’appartamentino numero 609, al sesto piano dove abita, quando è a Milano, Francesco B., 52 anni, collaboratore della società immobiliare che ha sede nello stabile ed è proprietaria lì di alcune abitazioni. Il poveretto aveva appena traslocato. Una notte di febbraio, infatti, qualcuno - che poco prima, al pianterreno, aveva ammazzato un gatto e devastato a mazzate la portineria e l’amministrazione, rubando computer portatili, televisori e telefoni - era entrato in quello che fino ad allora era stato l’appartamento dell’uomo, all’ottavo piano e, forzata la serratura dell’ingresso, aveva distrutto mobili, suppellettili, finestre, serramenti e infissi.
L’altra notte è andata peggio. I vigili del fuoco hanno lavorato dalle 3 alle 5 per spegnere le fiamme che hanno divorato l’abitazione rendendola inagibile e coinvolto anche la stanza che si trova esattamente sopra, la numero 709. Circa un centinaio di persone sono state evacuate e hanno potuto rientrare solo al termine delle operazioni di spegnimento. Sul posto sono intervenute diverse ambulanze e una neonata di 17 giorni è stata trasportata all’ospedale San Raffaele per una lievissima intossicazione.
Proprio la sera prima della morte del marocchino, domenica 26 febbraio, la polizia era già in via Cavezzali 11 per sedare una rissa scoppiata tra extracomunitari quando dall’ex residence è giunta un’altra telefonata al 113 che annunciava un incendio al settimo piano, nel vano dove vengono ammucchiati i rifiuti.
«Era già accaduto 5 giorni prima, sempre nella stanza dei rifiuti - ci racconta una giovane donna algerina, regolare in Italia e residente da tempo nell’ex residence -. In entrambi i casi i vigili del fuoco hanno parlato di dolo. Purtroppo qui la polizia viene spesso, nell’ultimo mese poi l’aria si è fatta irrespirabile. Era prevedibile che ci sarebbe scappato il morto. Quando due stranieri litigano, chi vive sullo stesso piano esce in corridoio, prende le parti di uno o dell’altro e s’innescano le risse».
«Dalla prossima settimana metteranno un nuovo portinaio e altre guardie giurate - allarga le braccia rassegnata un’altra donna, stavolta italiana -. Bisognerebbe che il palazzo venisse sgomberato: sono in troppi gli irregolari, per non parlare dei viados, almeno una quarantina. Erano scomparsi, insieme allo spaccio, l’anno scorso, quando i vigilantes, invitando i clienti a esibire i documenti prima di entrare nel palazzo, avevano scoraggiato la prostituzione. Adesso hanno ricominciato».