Caviale, un test «alla cieca» con la sorpresa

A fine giugno si è tenuto a Ca’ Nove vicino Calvisano (Brescia), la nuova foresteria dell’Agroittica Lombarda, www.calvisius.com, una degustazione alla cieca, presente in ogni fase un notaio, tra sei diversi caviali di storione, tre selvaggi e tre di allevamento (di cui due dell’Agroittica e uno francese). Tra i giurati Mariuccia Ferrero del San Marco di Canelli (Asti), Camilla Lunelli delle bollicine Ferrari, Vittorio Fusari del Volto di Iseo (Brescia) e Marco Bolasco del Gambero Rosso, dunque due cuochi, una produttrice di spumante metodo classico e un giornalista. Sono state comperate due confezioni per ogni tipologia di caviale, confezioni servite una per volta in forma anonima, perché è chiaro che tutti sono condizionati dai luoghi comuni e «per forza» un prodotto selvaggio è migliore di uno ottenuto da storioni in cattività. Conta molto anche come il prodotto viene lavorato e poi conservato. Sorprendente in tal senso il risultato finale, perché non tutte le scatolette arrivate dall’Iran si sono dimostrate superlative. Si sono infatti registrate alcune brutte sorprese in una classifica che ha visto primeggiare un Ossetra iraniano (il caviale russo non è più commercializzato, contrabbando a parte) di un importatore italiano e secondo il The Original della ditta di Calvisano, quindi terzo il caviale francese, di un soffio preferito al Calvisius. In coda le note dolenti riguardano gli altri due caviali iraniani, entrambi imbarazzanti tenuto pure conto del loro prezzo. In tal senso, a proposito di costi è importante notare come il vincitore sia stato pagato 325 l’etto, mentre il top dell’Agroittica sia in vendita a 110.