Un Cda in articulo mortis sfregio di Prodi all’ippica

La scorsa settimana avevo preso in esame la drammatica situazione finanziaria ed economica dell’Unire, soprattutto in una logica di prospettiva, auspicando l’assoluta necessità, una volta formato il governo, di un intervento da parte di Aams (Azienda autonoma monopoli di stato), per una serie di considerazioni che ritengo maggiormente valide alla luce dei risultati definitivi relativi al gioco gestito da Aams al 31 dicembre 2007. Nella totalità delle attività di gioco gestite da Aams, l’ippica presenta un saldo negativo rispetto al 2006 del 4%, superata in questo primato solo dal gioco del Lotto.
Come prevedibile il gioco sportivo (calcio, in particolare) ha superato per la prima volta l’ippica. Il dato maggiormente preoccupante (per l’ippica, non per le casse di Aams), che ci porta al cuore del problema è la crescita abnorme delle cosiddette Lotterie istantanee (gratta e vinci), e degli Apparecchi di intrattenimento (slot machine), che hanno segnato rispettivamente un aumento del cento per cento e del trentotto per cento! Credo sia facile comprendere come l’ippica con questi concorrenti, difendendosi come peggio non poteva (vedi il disastro Tris), sta facendo la fine che è sotto gli occhi di tutti. Il problema a questo punto, va posto in termini politici: il settore ippico è una realtà strutturata in una ben precisa filiera di produzione, che inizia sui prati dove nascono i cavalli, successivamente attraverso un processo selettivo di grande rilevanza economica, per arrivare dopo una serie di passaggi intermedi al risultato finale in pista e agli ippodromi. Questo aspetto deve essere valutato in tutta la sua dimensione, sociale in primo luogo, sportiva, ma anche come volontà politica di mantenere in vita un processo di salvaguardia del cavallo e della sua esistenza, a meno che, con il tempo, non si voglia andarlo a vedere negli zoo. La salvaguardia del cavallo e dell’allevamento inteso come bene e patrimonio comune da conservare e da proteggere, era ben presente nei nostri governanti, in particolare nel 1942 con la nascita della ormai famosa “legge Mangelli”, che ha permesso oltre sessanta anni di sviluppo e affermazioni sportive in tutto il mondo. Dopo l’improvvida legge di riforma del 1999, che ha fortemente indebolito la centralità dell’allevamento e una successiva drammatica accelerazione dovuta all’apertura delle nuove occasioni di gioco, la situazione per l’ippica sta arrivando ad uno stadio di non ritorno.
È bene da parte della politica non dimenticare che l’ippica è parte integrante del mondo agricolo, che migliaia di persone possono rischiare il posto di lavoro e, tanto per essere chiari, che pare sia l’unico linguaggio che i politici intendono, il settore rappresenta un bacino potenziale di centomila voti, e che potrebbe essere un peccato non ascoltare le nostre ragioni e istanze.
In articulo mortis, questo governo ed il ministro De Castro in particolare ci hanno “regalato” il consiglio di amministrazione dell’Unire, composto sicuramente di brave persone ma, mi chiedo: quale autorevolezza potranno rappresentare con queste premesse davanti al nuovo governo? Povera ippica: ecco i regali del governo Prodi; nel 1999 la modifica legislativa che ritengo alla base dello sfascio, in questa occasione ci ha regalato il nuovo consiglio a governo morto.