Il cda di Piazza Affari accetta l’offerta da 1,6 miliardi di Londra

da Milano

Dopo la riunione fiume di mercoledì, ieri il via libera del cda di Piazza Affari alla nuova superborsa Milano-Londra è arrivato in un paio d’ore: al numero uno Massimo Capuano è stato affidato il mandato di accettare la proposta e negoziare l’intesa definitiva. Gli inglesi hanno offerto 1,6 miliardi, che verranno versati in azioni del London Stock Exchange, dopo un aumento di capitale dedicato. Il valore del Lse è stato fissato a circa 4,1 miliardi di euro mentre il concambio utilizzato sarà di 4,9 azioni Lse per ogni azione di Piazza Affari.
Al termine dell’operazione i soci italiani avranno circa il 28% del nuovo gruppo. Nel consiglio di amministrazione, formato in tutto da 12 persone, ci saranno 5 italiani e 7 inglesi. Vicepresidente sarà Angelo Tantazzi (oggi presidente a Milano), mentre Capuano affiancherà Clara Furse come numero due operativo. Con il 28% (la cifra naturalmente si ridurrà se qualche istituto deciderà di liquidare la propria quota, cosa che appare probabile) il gruppo tricolore sarà al primo posto tra gli azionisti, visto che con l’aumento di capitale l’americano Nasdaq, oggi poco sotto il 30%, vedrà ridursi la sua partecipazione al 21% circa. Si ridurranno anche le quote di Bear Sterns, secondo socio attuale con il 12%, che scenderà all’8%. Un’altra società finanziaria, la Kinetics, scenderà dal 7 al 5 per cento. Appena sopra si situeranno le partecipazioni dei primi azionisti singoli italiani: Unicredit (avrà il 5,6%) e Intesa Sanpaolo al 5,3%.
I due supergruppi creditizi della Penisola avranno, dunque, una percentuale in grado di orientare i destini del colosso borsistico, sempre ammesso che vogliano giocare la parte di azionisti stabili. Da parte di Profumo l’interesse per il settore è testimoniato dalla sua presenza (ben precedente all’ingresso in Hvb) nel consiglio di sorveglianza di Deutsche Börse, mentre Giovanni Bazoli ha definito l’aggregazione «un’operazione interessante». Unicredit e Intesa Sanpaolo sono anche comproprietari di un’altro mercato regolamentato attivo in Italia, Tlx. Come anticipato le holding incaricate di gestire i mercati dovrebbero rimanere separate, mentre secondo le prime previsioni l’integrazione potrebbe avere luogo entro 3/4 mesi, sicuramente entro la fine dell’anno. Positive senza eccezioni le reazioni. Compresa quella del mercato che mercoledì aveva punito il titolo Lse con un calo dell’1%. Ieri il recupero è stato dello 0,2%. Tra i primi commenti positivi quello di Banca d’Italia: «L’invito a uscire dall’isolamento espresso dal governatore il 31 maggio è stato accolto», ha detto la portavoce di Via Nazionale. E il ministro Tommaso Padoa-Schioppa ha parlato di «accordo molto positivo».
Sembra anche essersi chiarito il piccolo giallo su un possibile rientro in gioco di Euronext-Nyse, il circuito borsistico che a lungo ha avuto contatti con Borsa italiana per un’eventuale aggregazione. Con tutta probabilità un approccio c’è stato: «C’era un’altra proposta, ma indefinita, non tale da essere presentata in consiglio come proposta», ha spiegato una fonte finanziaria citata dall’agenzia Reuters.