Cda Rai: "Tutti i talk show sospesi fino al voto" Garimberti: "Contrariato". Conduttori in rivolta

Per un mese stop a tutte le trasmissioni con politici in
studio. Protesta il Pd: &quot;L'unica informazione restano i tg. Perdita di ascolti e nessun servizio pubblico&quot;. Giornalisti in piazza. E <strong><a href="/a.pic1?ID=425985">La7 cancella Gad Lerner</a></strong>

Roma - Stop a tutti i talk show fino alle elezioni Regionali del 28 e 29 marzo. Questo il provvedimento deciso dal Cda della Rai dopo l'introduzione da parte della commissione di Vigilanza del regolamento sulla par condicio. Il consiglio d’amministrazione della Rai, a maggioranza, ha deciso lo stop ai talk show e ai programmi di approfondimento politico per un mese, fino al voto delle Regionali. A favore hanno votato i consiglieri di centrodestra, contrari tutti quelli di opposizione.

Tribune elettorali Il Cda della Rai ha deliberato a maggioranza la sospensione temporanea, per il periodo relativo alla seconda fase della campagna elettorale, della messa in onda dei programmi di approfondimento informativo Porta a Porta, Annozero, L’ultima Parola e Ballarò sostituendoli, quando possibile, con tribune elettorali, dando mandato al dg di assicurare i termini e le modalità operative per assicurare il rispetto delle previsioni del regolamento. Le puntate delle trasmissioni sospese verranno recuperate appena possibile. Lo comunica una nota dell’azienda.

Garimberti non ci sta Un no "convinto". Questa la posizione del presidente della Rai, Paolo Garimberti, sulla decisione della maggioranza del Cda, di sospendere le trasmissioni di approfondimento informativo nel periodo elettorale. Una scelta che considera un danno per la Rai stessa e per gli utenti, e per la quale si è detto molto contrariato. Soprattutto per "i seri dubbi sulla costituzionalità di alcune parti del regolamento, come del resto ammesso chiaramente anche da un ex presidente della Corte Costituzionale e dallo stesso presidente dell’Agcom". Il presidente ritiene "che vi sia anche un concreto rischio di danno erariale" che potrebbe evidenziarsi in modo più definito dopo un’eventuale accoglimento da parte del Tar dei ricorsi delle emittenti private. Come "giornalista liberale" poi, Garimberti valuta la decisione "in modo assolutamente negativo perché si danneggia gravemente l’immagine della Rai. Si colpiscono gli utenti cui viene negato un diritto che coincide con un dovere specifico del servizio pubblico: quella di fare informazione".

Bonaiuti: "Applicata la legge" Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, difende il Cda Rai: "Il consiglio di amministrazione della Rai non ha fatto altro che seguire puntualmente le indicazioni del parlamento. E la par condicio non è certo un meccanismo che abbiamo inventato noi, visto che l'abbiamo sempre definita 'legge bavaglio'" afferma.

Il Pd contrario "Il direttore generale della Rai, col sostegno della maggioranza del Consiglio di amministrazione, ha deciso di sopprimere per un mese l’informazione sulla televisione pubblica. Restano i notiziari, ma questo, visti i comportamenti dell’attuale direzione del Tg1, non può rassicurare nessuno". Così Giorgio Van Straten, in quota Pd, comunica la decisione che ha preso oggi la Rai in applicazione del controverso regolamento per l’applicazione della par condicio. "È una scelta sbagliata - sostiene Van Straten - perché fa venir meno il nostro dovere di servizio pubblico, crea polemiche e conflitti esterni, procura un danno alla Rai in termini di ascolti e quindi anche di ricavi pubblicitari. Come consigliere di amministrazione ho espresso la mia totale contrarietà a questa scelta di applicazione del regolamento della Vigilanza, un regolamento che oltretutto molti autorevoli giuristi hanno valutato come incostituzionale".

Proteste dell'opposizione "Una decisione contraddittoria, sbagliata, che tradisce profondamente i doveri del servizio pubblico che sono quelli di ampliare non di comprimere gli spazi di informazione" rincara la dose il consigliere d’amministrazione Nino Rizzo Nervo (Pd). "Con cinque voti a favore e quattro contrari il Cda - sostiene Rizzo Nervo - è andato oltre lo stesso regolamento approvato dalla commissione parlamentare che, pur limitando pesantemente la libertà di espressione, non prevedeva la cancellazione per un mese di programmi importanti come Porta a Porta, Ballarò, Anno Zero e L’ultima parola". Per Rizzo Nervo "commissione di Vigilanza e Rai hanno scritto una brutta pagina: la legge sulla par condicio è soltanto un alibi inconsistente tant’è che nei dieci anni di sua applicazione mai erano state soppresse trasmissioni di approfondimento giornalistico".

Conduttori in rivolta I conduttori Rai insieme a giornalisti e cittadini saranno in piazza domani sera alle 20, in via Teulada, davanti agli studi della Rai, dove si sarebbe dovuta registrare la puntata di Ballarò per protestare contro la decisione del Cda Rai. Lo annuncia il segretario generale del sindacato dei giornalisti Rai, Carlo Verna, al termine di una infuocata conferenza stampa convocata d’urgenza alla Fnsi. Ma non solo: domani nei tg serali, aggiunge Verna, andrà in onda un videocomunicato per spiegare le posizioni dei giornalisti, mentre si studiano vie legali per bloccare la "pericolosissima delibera. Abbiamo dato ai legali il mandato di studiare ad horas la possibilità di bloccare la delibera" spiega Verna che sottolinea come questo sia "uno dei momenti più bui della Rai". Il segretario del sindacato Rai precisa che si erano aperte le procedure per lo sciopero ma che questo non sarebbe stato tecnicamente possibile prima del 28 marzo. "Abbiamo comunque scelto di muoverci nella legalità - aggiunge - perché il Paese ha bisogno di legalità".