La Cdl attacca: "Proposta di riforma Rai irricevibile"

Mario Landolfi, presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza, boccia senza mezzi termini il ddl di riforma
della Rai varato oggi dal Cdm. "Rispetto all’obiettivo che si propone i partiti escono dalla porta ed
entrano dalla finestra". Gasparri: "La proposta di legge di riforma sulla Rai avanzata dal governo è barocca e
irricevibile"

Roma - «Il giudizio è tutt’altro che positivo, anzi...». Mario Landolfi, presidente della commissione parlamentare di Vigilanza, boccia senza mezzi termini il ddl di riforma della Rai varato oggi dal Cdm. «Rispetto all’obiettivo che si propone - osserva - i partiti escono dalla porta ed entrano dalla finestra...», inoltre «non è affatto convincente lo spezzatino del servizio pubblico», si va «verso una visione molto riduttiva del servizio pubblico e questo prelude ad una vendita di una parte della Rai». Landolfi, quindi, prevede tempi bui per l’azienda di viale Mazzini: «Si va - aggiunge - verso una Rai meno pubblica che può essere acquistata in maniera non trasparente...». «L’impianto del disegno di legge - conclude il presidente della Commissione Vigilanza della Rai - non è convincente, si parte da una idea che non è sbagliata, quella delle fondazioni, ma i partiti non scompaiono affatto...».

Mastella: "Ci saranno i giusti correttivi" Il ddl di riforma della governance Rai è stato approvato ma, uscendo dal Consiglio dei ministri, il Guardasigilli Clemente Mastella tiene a precisare che adesso comincia l’iter parlamentare e che "ci saranno gli emendamenti: sul piano parlamentare ci saranno i giusti correttivi".

Gasparri: "Una proposta barocca e irricevibile" «La proposta di legge di riforma sulla Rai avanzata dal governo è barocca e irricevibile». È quanto afferma Maurizio Gasparri dell’esecutivo di Alleanza Nazionale. «Il Consiglio di amministrazione verrebbe formato con procedure complesse e affidando poteri di nomina ad ambienti e strutture la cui legittimità appare assai dubbia in riferimento alle funzioni di quella che resta comunque una SpA. Ben altre - osserva Gasparri - sono le strade da percorrere. A cominciare dal rispetto della legge vigente e ponendo fine alla vergognosa aggressione al Cda attuata dal ministro dell’Economia, che mette a repentaglio il servizio pubblico. È Padoa Schioppa che se ne deve andare. Non si può immaginare che resti in carica Petruccioli minacciando i rimanenti consiglieri del centrodestra. È una logica da epurazione etnica, degna di un campo di concentramento. Non di un’azienda del servizio pubblico». Per quanto riguarda la riforma, prosegue Gasparri, «è impensabile discutere nei due rami del Parlamento la legge già presentata dal governo e questa nuova proposta. La discussione deve essere unica e complessiva. Procedure diverse sarebbero prova di una ulteriore volontà di violare le regole. Non crediamo che i presidenti di Camera e Senato ed i massimi vertici istituzionali possano consentire uno scempio di questa natura, frutto del delirio di onnipotenza di un governo delegittimato dal Paese, minoritario in termini elettorali, privo di forza anche nel Parlamento. Un governo moribondo - conclude - non può andare contro le regole del Parlamento e della democrazia».

Romani: "Abbinare subito ddl emittenza privata" "Quello che ora chiediamo è che il governo presenti il provvedimento alla Camera e che si proceda subito all’abbinamento con il ddl Gentiloni sull’emittenza privata che ancora non ha esaurito il suo iter in Commissione", afferma Paolo Romani, vicepresidente del Gruppo di Forza Italia alla Camera, dopo l’approvazione del ddl di riforma della Rai del Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni in Consiglio dei Ministri. "È, infatti, a dir poco assurdo - dice Romani - che i due provvedimenti possano essere esaminati contemporaneamente e separatamente dai due rami del Parlamento creando un percorso incrociato inusitato e senza alcuna ragione logica".

Della vedova: "Riforma dannosa" «La proposta di riforma della Rai del ministro Gentiloni moltiplica almeno per due i Consigli di amministrazione della concessionaria pubblica, uno per la Fondazione Rai e uno per la Rai Spa, senza contare le possibili ed eventuali società operative. Ed è persino divertente che questa moltiplicazione dei Cda sia stata partorita da una maggioranza che non riesce a ’conviverè neppure con un Cda (quello in carica) e che ha un così alto concetto dell’autonomia della Rai da giustificare il licenziamento diretto di un consigliere di amministrazione e il preavviso di licenziamento per tutti gli altri». Lo dichiara Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia. «Oggi la politica avvelena la Rai e la Rai avvelena la politica. Se si vuole pensare ad una riforma, non ad una risistemazione degli assetti di potere interni ed esterni alla Rai, occorre guardare ad una soluzione di mercato: la completa privatizzazione delle reti e - conclude Della Vedova - la messa all’asta (cioè la liberalizzazione) della gestione delle trasmissioni di servizio pubblico finanziate dal canone».