Cdl contro l’ex prefetto «Col voto agli immigrati ci porta dritti a Parigi»

Gelmini (Fi): «Si rischia di creare ghetti». La Lega: «Vada a vedere che cosa accade nelle banlieue e ci dica se vuole essere il sindaco degli altri e non dei milanesi»

«Il voto agli immigrati? A Ferrante pagherei un viaggio a Parigi». Reagisce decisa la Lega alla proposta dell’ex prefetto che chiama alle urne gli extracomunitari. Per ora alle primarie del controsinistra. Poi si vedrà. «Lo manderei nelle banlieue - si accalora l’europarlamentare del Carroccio Matteo Salvini - a scuola di integrazione. A vedere quello che il diritto di voto e un malinteso senso dell’accoglienza hanno prodotto». Parole dure arrivano anche da Forza Italia. «La posizione dell’ex prefetto - la stilettata della coordinatrice Mariastella Gelmini - cozza con la linea del rigore. Il voto è legato al diritto di cittadinanza e finché gli immigrati sono solo residenti non possono votare. Mi stupisce che un funzionario dello Stato non conosca i principi fondamentali della Costituzione. Il rischio, comunque, è creare ghetti come via Quaranta che invece di facilitare l’integrazione la ostacolino».
«Mi sembra che Ferrante - aggiunge Salvini -, in queste sue prime uscite si occupi molto poco di Milano e della milanesità. Se vuole essere il sindaco degli altri e non dei milanesi non ha che da dirlo. Giudicheranno gli elettori». Che, per ora, nel centrosinistra sembrano ancora perplessi. Almeno a leggere il sondaggio Coesis research stilato da Alessandro Amadori e Stefano Tommasoni e presentato ieri sera a Telelombardia, ospite Ferrante, durante la «Prima serata» di David Parenzo. Il campione rappresentativo interpellato al telefono, tutto composto da elettori del centrosinistra, dice che uno su quattro (il 24 per cento) è «senza opinione». Ma l’81 per cento risponderà comunque disciplinatamente all’appello per le primarie organizzate dall’Unione. E, sempre tra i sostenitori del centrosinistra, il 49 per cento sceglierà Ferrante. Il 15 per cento Dario Fo, il 9 Milly Moratti e solo il 3 Davide Corritore.
Tornando alla Lega, «Ferrante mi sembra un orso che si è svegliato dopo anni di letargo e ha scoperto di vivere in una città che non gli piace», rincara la dose Salvini. «Mi sembra che lui fosse il prefetto - aggiunge -. E, quando l’ho incontrato, non mi ha assolutamente mai dato l’impressione di essere un rivoluzionario. Ora vuol fare l’incendiario tutto d’un colpo?». Pollice verso anche sulla proposta di un assessorato all’Immigrazione. Magari, come già si mormora, assegnato a un extracomunitario. «Certo fa tanto chic dire di avere in giunta un assessore di colore. Mi sembra che Ferrante abbia la concezione di integrazione di uno che ha vissuto solo sotto scorta e in palazzi di lusso. Questo modello ci porta dritto a Parigi, alle banlieue in rivolta». «Il neocandidato si lamenta che la città pensa all’immigrazione solo in termini di ordine pubblico mentre dovrebbe essere governata? Sentirselo dire proprio dall’ex prefetto è davvero incredibile e paradossale - attacca l’assessore regionale Davide Boni -. Il problema è che le questioni di ordine pubblico restavano e restano sul tappeto perchè chi secondo la legge avrebbe dovuto occuparsene, ovvero Ferrante, le ha sempre considerate come seccature, ponendosi ogni volta dalla parte degli immigrati e mai da quella dei cittadini».
«Come si capiscono tante cose – gli fa eco da An Carla De Albertis - adesso che l’ex prefetto ha abbassato il chador o sollevato il burqa. Tanti tavoli “imbanditi” e nessuno sgombero effettuato: Leonka, Orso, Bulk, centri sociali origine e fonte di violenze lasciati liberi di occupare e di espropriare, abusivi Aler che si moltiplicavano, rom, lavavetri, clandestini, integralisti islamici sfrontatamente padroni di parti della città. Avevamo un bel gridare, già sapeva il “compagno” Ferrante che questo sarebbe stato il suo “parco elettorale”!».