La Cdl guarda a Parigi, e Casini ne approfitta: è tempo di nuovi leader

Roma - Le mani tese verso Nicolas Sarkozy. L’applauso scrosciante e convinto al manifesto politico dettato dal palco della vittoria. L’identificazione a distanza con l’inquilino dell’Eliseo, «modernizzatore atlantico» e nuova bandiera vivente dell’innovazione. Nelle parole dei leader del centrodestra italiano, il giorno dopo il voto d’Oltralpe, la corsa a «gemellarsi» con il cavallo vincente della politica francese diventa più ragionata e sottile e i giudizi e le considerazioni acquistano inevitabilmente una doppia valenza.
Si parla di Francia, insomma, e in controluce appare l’Italia con i vari leader impegnati a tirare acqua al proprio mulino politico e ad applicare alla vittoria di Sarkozy la «morale» a loro più gradita. Un esempio? Quello di Pier Ferdinando Casini che ricava dalla vittoria dell’esponente della destra francese un messaggio del tutto simile alle parole d’ordine pronunciate nella sua azione politica.
«I francesi hanno voluto cambiare. E anche in Italia non è questione di Berlusconi o meno, gli italiani non ne possono più, sono stufi del vecchio. Se c’è una lezione da trarre dal voto francese è che per vincere bisogna avere il coraggio di cambiare, cambiare profondamente», dice il leader dell’Udc. «In Italia vogliono riproporci alle prossime elezioni gli stessi leader di venti anni prima. E anche una sfida tra cinquantenni non è che sarebbe un grande evento, è il minimo che si possa immaginare. Se ci fosse una sfida tra trentenni sarebbe un grande evento». E quando gli viene prospettato un parallelismo tra Fini a Sarkozy, Casini gioca in difesa. «Dal punto di vista anagrafico senz’altro, sarebbe già un grande passo avanti, dal punto di vista politico - risponde - ogni Paese ha la sua storia, credo che non sarebbe giusto nè per Sarkozy nè per Fini».
Nessun accenno il leader dell’Udc concede all’altro dato politico rilevante del voto francese, ovvero il solido ancoraggio al bipolarismo centrodestra -centrosinistra. D’altra parte all’indomani del primo turno, Casini, pur dichiarando il proprio «voto» teorico per Sarkozy, non avevo nascosto la sua soddisfazione per il risultato strappato da Francois Bayrou. «Lo straordinario successo ottenuto da Bayrou è il segno che ormai le categorie destra-sinistra non rappresentano più gli umori degli elettori» aveva dichiarato. «Guai a chi confida nelle vecchie caselle: oggi lo scontro è su identità, valori, modernità. E tutti questi temi si affrontano in modo trasversale».
La scintilla della scontro centristi-bipolaristi, all’ombra della vittoria di Sarkozy, è ormai accesa. E così mentre Lorenzo Cesa ribadisce l’addio «alle alleanze del passato», Sandro Bondi provvede a rispondere a Casini. Per il coordinatore di Forza Italia la vittoria del candidato gollista rappresenta «un ulteriore segnale di forza e di robustezza» per Berlusconi e «impone una riflessione nuova a tutte le forze politiche che si ispirano ai valori della libertà. Il fenomeno del rinnovamento della destra in Francia è stato anticipato in Italia da Berlusconi che oggi paradossalmente riceve dalla Francia un ulteriore segnale di forza».
Le letture «italiane» del voto francese non finiscono qui. Francesco Nucara, segretario del Pri, parla ad esempio di «doccia gelata per il centrosinistra italiano». E Gianfranco Fini ricava dal voto francese l’indicazione di un percorso per il ritorno alla vittoria dei moderati italiani. «Con i temi giusti e la giusta campagna elettorale la vittoria arriva per il centrodestra. La sinistra italiana ha sbagliato tutto pensando che il risultato ottenuto da Bayrou significasse una voglia di centro. Sarkozy è un uomo di destra ma l’ampia maggioranza che lo ha eletto è di centrodestra. La sua elezione smentisce chi ha coltivato l’idea di un’onda lunga europea di tipo socialista o socialdemocratica. Chi immaginava che i governi conservatori o di centrodestra fossero una parentesi, o peggio, anomalie, deve ricredersi».