La Cdl impari ad ascoltare il suo popolo

Come ha risposto il centrodestra alla prima caduta del governo Prodi? Non è stato, innanzi tutto, in grado di far entrare bene in campo l'opinione pubblica. Nel nostro sistema politico, in sintonia con quelli occidentali, i partiti ormai non sequestrano più le coscienze dei cittadini. Un tempo una crisi politica come l'attuale sarebbe stata filtrata solo dai grandi partiti-chiesa o dai partitini-chiesetta, oggi no. Anche i passaggi di campo, deplorevoli ma inevitabili in una democrazia parlamentare, acquistano segno diverso se espressioni dell'opinione pubblica o scambio di favori/risentimenti. Sul terreno della mobilitazione dell'opinione pubblica, dunque, il centrodestra è mancato. Per vari motivi. Non era preparato alla crisi, ragionava sul «mastice» del potere che avrebbe tenuto insieme il governo.
Sottovalutando come si sviluppino i processi politici in un sistema dalla logica maggioritaria. È mancata anche, ai gruppi dirigenti di centrodestra, capacità di manovra. Le forze parlamentari hanno, infatti, il dovere della massima cura per questioni di politica internazionale e istituzionale: questi «doveri» vanno combinati sapientemente con il rapporto con l'opinione pubblica. Nel centrodestra, poi, vi sono partiti con radici territoriali come la Lega Nord o espressione di un ceto politico nostalgico come l'Udc che richiedono rapporti articolati o altrimenti frenano le spinte che dall'opinione pubblica si esercitano sul quadro politico. Il nucleo del centrodestra in sintonia con l'opinione pubblica, deve garantire o comprendere, anche in casi di dissenso, le forze collaterali per evitare inciampi. Ciò non è avvenuto. La Lega Nord teme sistemi elettorali che la escludano ed è preoccupata da governi istituzionali che preparino gli scenari temuti. L'Udc ha tre strati di elettorato: una reale rappresentanza del territorio, così in Sicilia (dove è facile l'accordo); un ceto politico autoreferenziale con piccole enclave di sostenitori, che è in attesa della costituzione del Partito democratico per ereditarne un segmento di suffragi e con cui, perciò, sono difficili i rapporti strategici; un settore di voto moderato - tenuto insieme innanzi tutto dal Corriere della Sera - che non vuole andare a sinistra ma che contesta la leadership berlusconiana. Ecco perché non è semplice costruire un movimento d'opinione che aiuti la ricomposizione del centrodestra.
Ma questo doveva essere fatto. Così non è avvenuto per errori sia di Forza Italia sia di An, alternando movimentismo senza dialettica politica e manovra senza cura per l'opinione pubblica. Sul voto anticipato, ad esempio, è giusto che uno schieramento come il centrodestra avanzi anche proposte subordinate, ma va sempre ribadito come il voto sia la fonte essenziale della legittimità di una politica democratica. Così su tutte le questioni in ballo (dal nuovo sistema elettorale a eventuali governi istituzionali) vanno definite posizioni che aiutino la dialettica politica, sia con alleati sia con avversari, e però siano anche tali da rispondere limpidamente ai sentimenti popolari.
Sarebbe bene che la correzione dei comportamenti del centrodestra avvenga rapidamente. Il semineogoverno Prodi non durerà a lungo.