La Cdl: "Napolitano preoccupato Il governo in crisi di legittimità"

I leader del centrodestra a colloquio per un’ora e mezzo con il capo dello Stato. Berlusconi: "In primo piano l’incapacità del Parlamento di produrre leggi". Fini: "Il discredito di Prodi può ricadere sul Paese"

Roma - Un’ora e mezzo di colloquio nel quale, ripete più d’una volta Silvio Berlusconi, «non si è parlato di elezioni anticipate» perché «non sono una prerogativa del capo dello Stato». Ma si è messo al corrente il Quirinale della «situazione preoccupante in cui versa il Paese». E - ammette il Cavaliere durante la conferenza stampa a Palazzo Marini insieme a Gianfranco Fini, Umberto Bossi e Gianfranco Rotondi - il presidente della Repubblica ha mostrato «sensibilità e attenzione per queste preoccupazioni», soprattutto per la mancata capacità di produrre leggi. E sul punto i quattro leader del centrodestra sembra si siano soffermati a lungo nel colloquio con Giorgio Napolitano. Perché, fa presente Berlusconi numeri alla mano, «in questi 13 mesi in Parlamento si è votato quattro volte meno rispetto ai primi 13 della passata legislatura, mentre il numero della leggi approvate è un quinto rispetto allo stesso periodo». Il tutto, aggiunge il Cavaliere a corollario del fatto che Camera e Senato sono ormai al collasso, «ricorrendo per ben 18 volte al voto di fiducia». Insomma, l’opposizione «è spogliata anche del suo ruolo di controparte per cercare di migliorare i provvedimenti». E sul punto il presidente della Repubblica avrebbe concordato, mostrando «preoccupazione» e sottolineando che anche a suo avviso la situazione è «ai limiti della sostenibilità».

Una mano tesa, quella del Colle, a cui il centrodestra risponde limando al massimo ogni spigolo. Sulla questione elezioni anticipate, in primo luogo. Così, pure il più agguerrito sostenitore del ritorno alle urne subito, cioè Bossi, in conferenza stampa usa parole tanto caute che si fa fatica a riconoscerlo. Al punto che arriva pure ad ammettere che, «sì, sappiamo bene che Napolitano ha le mani legate finché il governo ha una maggioranza parlamentare». Anche se, a microfoni chiusi e telecamere spente non riesce a trattenersi: «Al capo dello Stato abbiamo chiesto le elezioni. Le ho chieste io, le ha chieste Berlusconi e anche Fini. Tutti insieme, tutti uniti...». In verità, sul punto sembra che si sia rispettato in pieno il bon ton istituzionale. Ma pure sulla piazza, Napolitano ha preteso chiare rassicurazioni. «Per senso di responsabilità», ha fatto notare il capo dello Stato. Che ha incassato l’assenso dei presenti. «Non organizzeremo manifestazioni - spiega Berlusconi - perché a questo genere di richieste che ci arrivano dalla nostra gente noi abbiamo sempre risposto di no».

Insomma, il punto sta soprattutto nella «profonda e diffusa crisi di legittimità di questo governo». Con un rischio, spiega Fini. Che «il discredito dell’esecutivo possa diventare presto discredito per tutte le istituzioni e per l’intero sistema Italia». Al capo dello Stato, aggiunge il leader di An, «ci siamo permessi di illustrare questo rischio che, ovviamente nel rispetto delle sue prerogative e competenze, non può non avere a cuore». «Il nostro gesto - gli fa eco il segretario della Dc per le Autonomie Gianfranco Rotondi - completa la presidenza Napolitano di un carattere normale in un Paese diviso in due, con una maggioranza che tiene per se tutti gli scranni istituzionali. È anche un gesto non solo politico o simbolico, del senso di riconoscimento al capo dello Stato, unico punto fermo di questo Paese, anche da parte di coloro che non lo hanno eletto».
Berlusconi cita poi l’ultimo sondaggio di Euromedia («è di queste ore») secondo il quale «la fiducia al governo è al 24,1 per cento». Insomma, «è il record massimo di sfiducia, perché il 76 per cento degli italiani non crede in questo esecutivo e in questa maggioranza». Non a caso, aggiunge, la candidatura di Walter Veltroni alla guida del Pd ventilata da più parti nel centrosinistra è «conseguenza della consapevolezza nella sinistra che l’attuale situazione li danneggia, anche per quanto riguarda il futuro del Partito democratico». D’altra parte, aggiunge con un pizzico d’ironia, se «anche un autorevole esponente della maggioranza come il ministro Massimo D’Alema ha detto che se cade questa maggioranza si va alle elezioni...».