La Cdl: non votarono 4 milioni ecco perché ora li nascondono

Cicchitto (Fi): «Come il tesoretto: inesistenti» Calderoli (Lega): «Il diavolo fa le pentole...»

da Roma

Quello che in molti ambienti del centrosinistra è più che un timore, nell’opposizione è quasi certezza. Almeno stando a quanto sono andati ripetendo ieri molti esponenti del centrodestra, dal vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto all’ex ministro della Lega Roberto Calderoli. Entrambi convinti che gli elenchi delle primarie dell’Unione del 2005, quelle che indicarono Romano Prodi come candidato premier del centrosinistra, in verità non esistano. O meglio, esistano ma non siano affatto così corposi come ci si aspetterebbe. «Un tesoretto che non esiste, proprio come quello di Tommaso Padoa-Schioppa», dice Cicchitto. Perché, spiega Calderoli, «i famosi quattro milioni di votanti a quelle primarie non si sono mai visti così come non si vedranno alle prossime dove le stime più ottimistiche dell’Ulivo fanno prevedere al massimo un milione di votanti». Insomma, il «sospetto» che «avanza» - dice Cicchitto - è che «i famosi elenchi siano tenuti segreti perché in realtà le firme erano assai meno dei quattro milioni dichiarati». E per questo Sposetti oggi «sguinzaglia i suoi cani da guardia per azzannare Enrico Letta». È proprio vero, chiosa Calderoli, «che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi».
Un po’ controcorrente, invece, Sandro Bondi. Secondo il coordinatore di Forza Italia, infatti, pur seguendo un modello «verticistico» le primarie sono comunque un «processo politico» che va seguito «con rispetto e attenzione non fosse altro per il fatto che coinvolge milioni di italiani». Di «bluff colossale» parla invece Francesco Giro, deputato azzurro e coordinatore del Lazio. «Il Partito democratico - attacca - è un’accozzaglia post-ideologica per mascherare i guai di una maggioranza divisa su tutto e unita solo dal potere e dall’antiberlusconismo». Ce n’è anche per Water Veltroni che «si illudeva di fare una marcia trionfale» e invece è «già bollito dai ripetuti attacchi che gli giungono da Ds e Margherita». Insomma, «vincerà ma con una percentuale di consensi personali non esaltante». Per Isabella Bertolini, vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera, il Pd «si sta rivelando un gallinaio degno della prima Repubblica con tanto di correnti l’una contro l’altra armata, elenchi occultati, esclusioni eccellenti». Insomma, «queste primarie somigliano molto ai congressi dei vecchi partiti in cui i candidati espressione degli apparati si confrontavano a colpi di tessere gonfiate ad arte». E le «contrapposizioni interne al nascente Pd», aggiunge l’azzurro Antonio Martusciello, «non fanno altro che rispecchiare una situazione al limite del paradossale, con un governo che è sostenuto da una compagine le cui componenti sono in disaccordo su tutto, anche sugli elenchi di coloro che avrebbero votato Prodi nelle primarie del 2005». Una visione che accomuna anche l’Udc se Francesco Pionati, portavoce del partito, fa anche lui il parallelo tra «il clima di scontro all’interno del Pd» e quello che «fino ad ora ha caratterizzato la maggioranza di centrosinistra». La «vera natura dell’iniziativa», dunque, è «una lotta di potere che rappresenta una nuova zavorra per la maggioranza».
Guarda oltre, invece, Gianni Alemanno. «Nel centrosinistra - dice l’ex ministro di An rispondendo a una domanda su un possibile ruolo guida di Fini nella coalizione - Veltroni sta provando a lanciare un nuovo progetto, mentre non è ancora iniziata una riflessione profonda per la costruzione di un nuovo centrodestra».