La Cdl paga i ritardi nella scelta del candidato

Il successo di Marini non sorprende. Ma è subito regolamento di conti nell’Unione

Tutto secondo previsione a Frosinone, dove il centrosinistra si conferma alla guida della città: Michele Marini, 46 anni, della Margherita, vicesindaco da ben 9 anni, succede al diessino Domenico Marzi. Il centrodestra, rappresentato da Adriano Piacentini (Udc) si ferma al 36. Ancora più indietro la Dc per le autonomie, con il candidato Riccardo Mastrangeli, ex deputato di Forza Italia, che raccoglie l’8,5 ed entra in consiglio con un solo rappresentante. Pochissimi i consensi raccolti dal candidato dei Verdi, uscito però dalla casa-madre, Ivan De Santis, sulla soglia dell’1,5 per cento e ancora meno dall’Alternativa di Alessandra Mussolini, con Maurizio Tivinio candidato e uno striminzito 0,6%.
A Frosinone, insomma, questa volta non c’è stato bisogno neppure del ballottaggio, ma la notizia in verità ha sorpreso pochi. Il centrodestra, infatti, è partito sensibilmente in ritardo con la candidatura di Piacentini, a lungo ferma sul tavolo delle decisioni nazionali, e con liste compilate solo nelle ultime ore. Ma An può consolarsi con il più votato in assoluto, Franco Lunghi.
Nella lista unitaria dell’Ulivo già si parla di un regolamento di conti interno, con gli esponenti della Margherita andati molto meglio di quelli ds. Anche il listone denominato «la Sinistra», e formato da Rifondazione, Comunisti Italiani e Verdi, ha raccolto meno di quanto sperato e dovrebbe fermarsi ad un solo consigliere. Oltre ogni più rosea previsione è andata la lista dello Sdi (7 consiglieri) ma la grande sorpresa, una vera panacea per il nuovo sindaco, è stata una lista civica formata da rappresentanti della società civile, soprattutto medici, in rappresentanza di quella Asl frusinate che, dopo la Fiat, è la più grande «industria» per numero di addetti della provincia ciociara.
A Frosinone lunedì sera è piombato anche il presidente della Regione Piero Marrazzo, per festeggiare ma soprattutto per «ricucire» con una città che invece lo aveva fortemente penalizzato alle ultime regionali e che ancora aspetta risposte determinanti per lo sviluppo della città, dall’aeroporto (Frosinone è sempre in lizza con Viterbo e Latina) allo stadio, con l’amministrazione comunale uscente che neppure pochi giorni prima del voto è riuscita a ricompattarsi per dare il via libera alla costruzione del nuovo impianto.