La Cdl a Di Pietro: racconta ciò che sai

Marianna Bartoccelli

da Roma

Malgrado lo stop del suo capo di governo, il ministro Di Pietro continua a fare il disobbediente e non intende retrocedere dalla richiesta che il decreto legge sulle intercettazioni illegali da distruggere venga modificato in aula. E gli risponde a tono lo stesso ministro Mastella che dopo aver evidenziato che il problema intercettazioni è sempre più grave («il mio telefono continua a fare strani suoni», sottolinea) si rivolge al collega di governo: «Io resto alle considerazioni fatte con Di Pietro in Consiglio dei ministri. Spero che Di Pietro sia d’accordo con Di Pietro». Attorno alla sua proposta il ministro alle Infrastrutture trova molti alleati, in massima parte magistrati, anche se nel dibattito di ieri si è aggiunta un’ulteriore iniziativa del Guardasigilli che, dopo aver inviato il direttore del ministero Claudio Castelli alla Telecom per fare il punto sulla complessa macchina delle intercettazioni volute dalle Procure, convoca un tavolo comune con il Csm e il Garante della privacy. Al centro della comune riflessione la questione delle intercettazioni legali delle Procure e le continue falle che possono crearsi a discapito della privacy contro cui ormai da mesi si batte il presidente dell’Authority, Francesco Pizzetti.
Contro qualunque modifica della legge si è schierato ieri anche il leader di An, Gianfranco Fini, che polemizza con la retromarcia del ministro De Pietro e nel centrosinistra sono in molti a schierarsi a difesa del dl così com’è. Il vicepresidente della commissione Affari costituzionali del Senato, il ds Guido Calvi, trova «senza senso il dibattito che si è venuto a creare». Secondo Calvi, che è anche un noto penalista, il decreto non fa altro che reiterare quello che prevede la legge, e cioè che le prove acquisite illegalmente non possono essere utilizzate. Alla ricerca di una soluzione diversa dal decreto legge, Giancarlo Caselli, procuratore generale di Torino, sostiene la necessità di un’authority che custodisca le intercettazioni e decida se e quando distruggerle. Di diverso avviso il nuovo procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo, che ritiene necessario salvare «il fatto storico materiale» che può diventare la prova di una reato ed eliminare i contenuti delle intercettazioni che in quanto illegali non si possono certo usare in nessuna maniera. «Il dl del governo non è né inopportuno né sbagliato», sottolinea.
Contro la richiesta di Di Pietro si schiera Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera di Rifondazione: «Non si può essere garantisti a giorni alterni», afferma. Polemica anche dentro il gruppo al Senato dei Ds. Massimo Brutti, vicepresidente del Copaco, ha ripreso le affermazioni del presidente della commissione Giustizia Cesare Salvi che si augura che il decreto decada, respingendole in blocco. «L’esigenza di fondo cui corrisponde il decreto è assolutamente giusta - ha ribadito -, dobbiamo sbarrare la strada a ogni tentativo di inquinamento della vita pubblica ». Riprende polemicamente le affermazioni di Di Pietro, l’ex ministro di An Maurizio Gasparri: «A chi si riferisce Di Pietro quando dice che il decreto serve a nascondere qualcosa? Chi è che ha qualcosa da nascondere?»