«La Cdl poco attenta al nostro territorio»

«Le sconfitte subite alle ultime amministrative devono aprire un serio dibattito all’interno della Cdl. Un dibattito costruttivo e non per distruggere, un confronto che porti il centrodestra a costruire la casa dei moderati». Lo dichiara Luciano Ciocchetti, deputato e segretario regionale Udc. «In questi ultimi anni c’è stata una caratterizzazione troppo forte dei partiti del centrodestra con i loro leader - continua Ciocchetti -. Quando sono scesi in campo loro si sono ottenuti buoni risultati, mentre alle amministrative purtroppo siamo stati battuti in maniera più netta. Questo significa che sul territorio non c’è capacità di recepire le esigenze dei nostri elettori. Questo accade soprattutto in un partito come Forza Italia, fortemente catalizzato sulla figura di Berlusconi, ma poco legato al territorio. Io credo che bisogna partire proprio da qui, dal territorio, dai Comuni, dalle Province. Ricominciare a fare politica tra la gente, e dal basso costruire il partito dei moderati, un partito che sia rappresentativo del ceto medio italiano, dei valori cattolici e dei moderati. Non un partito che sia una somma semplice della classe dirigente dell’Udc, An e Forza Italia. Inoltre sempre dal basso e in maniera democratica andrà sicuramente discussa la leadership di questo soggetto unico. Non possono essere i nostri leader, chiusi in una stanza a scegliere fra di loro il leader, sarebbe sbagliato». Ciocchetti è poi passato a parlare del referendum sulla devolution del 25 e 26 giugno: «È una riforma buona che ha molti aspetti positivi - ha detto - Non dimentichiamo che ci sono stati quattro passaggi parlamentari duranti i quali la riforma costituzionale è stata modificata. Siamo riusciti a definire in maniera chiara quali sono le competenze che spettano allo Stato e quali alle Regioni, modificando totalmente il Titolo V fatto in precedenza dall’Unione nel quale c’era il caos più assoluto, dove nessuno riusciva a capire quali fossero le materie di competenza. Inoltre nel Titolo V si diceva che ogni regione poteva fare un piano energetico per conto proprio e idem per le infrastrutture. Materie che invece noi abbiamo riportato a livello statale, perché vista la loro importanza non possono essere delegabili e smembrate in questa maniera. È una riforma che condivido. Certo ci sono anche dei punti deboli, ma riguardano le parti che entreranno in vigore a partire dal 2011 e dal 2016, quindi c’è tutto il tempo per mettersi a un tavolo e discuterne»