Cdl, prove tecniche di candidato unico

Andrea Cuomo

Candidato unico per la Casa delle Libertà contro Veltroni? Si può fare. Anzi, per qualcuno si deve fare. Quella che fino a qualche settimana prima sembrava come la Sora Camilla, che nel proverbio romanesco «tutti vonno e nessuno se pija», ovvero l’ipotesi che le quattro punte con cui il centrodestra si appresta a sfidare il sindaco nel voto del 28 maggio prossimo, finalmente sembra diventare un’urgenza, e non solo una mera eventualità. Nell’agenda dei leader romani del centrodestra non c’è quasi spazio per altro.
L’accelerazione è stata in gran parte frutto del risultato del voto alle politiche, che ha fatto intuire a chi di dovere che a Roma il centrosinistra vince sì, ma non è poi imbattibile. E così le tre grandi città per le quali la Cdl finora era andata avanti in ordine sparso (oltre a Roma anche Napoli e Torino) sono state ieri mattina oggetto di un vertice tra il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, il portavoce di Alleanza nazionale Andrea Ronchi, e poi Gianni Alemanno, Mario Baccini e Lorenzo Cesa. Un incontro dal quale è partito un messaggio preciso per i vertici locali: «Trovate una soluzione unica». Sottotesto: uniti, forse, si vince. Divisi si perde sicuramente.
Candidato unico, dunque. Ma chi? I diretti interessati fanno volentieri un passo indietro. Per primo Gianni Alemanno, che detta i tempi: «Sono disponibile a rinunciare alla mia candidatura - garantisce il ministro - a patto che si decida per una candidatura credibile unica entro l’inizio della prossima settimana». La «dead line» per Alemanno è mercoledì. Sulla stessa linea il candidato dell’Udc Mario Baccini: «Sono disponibile a fare un passo indietro per arrivare ad una candidatura unica della Cdl e vincere la sfida per il Campidoglio. Il brillante esito del voto per la Cdl alle elezioni politiche, con la vittoria nel Lazio e oltre misura a Roma, ci impegna tutti nella ricerca di unitarietà». E Alfredo Antoniozzi, candidato di Forza Italia? Si fa da parte anche lui, soprattutto di fronte all’ipotesi di una corazzata. Tramontate (almeno così pare) le piste Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini, circolava ieri addirittura il nome di Silvio Berlusconi. Ipotesi alla quale Antoniozzi risponde con una sola parola: «Magari!». Ma Alemanno non sembra convinto che a Roma sia necessario che scendano in campo esponenti di questo calibro: «Non ci sono candidature di leader máximi».
Insomma, massima incertezza sul come ma massima certezza sul cosa. Candidato unico sarà. Ne è convinto anche l’eurodeputato azzurro Antonio Tajani, che riconosce a Forza Italia la primogenitura dell’idea: «Noi siamo sempre stati favorevoli a una soluzione unitaria - ha ricordato Tajani - tanto è vero che la candidatura di Antoniozzi è arrivata per terza, dopo cioè che An e Udc si erano mossi autonomamente candidando Alemanno e Baccini». La candidatura istituzionale piace a Beatrice Lorenzin, coordinatrice regionale azzurra: «Forza Italia è pronta a fare un passo indietro di fronte ad un unica candidatura di grande livello nazionale, presentata insieme da tutta la coalizione del centrodestra. Qualcuno che possa battere Veltroni».
E che a sinistra l’umore sia cambiato lo dimostra il mal di pancia della Margherita. Che, insoddisfatta per il risultato elettorale a Roma, sta spingendo sempre di più per un «listone» del centrosinistra alle prossime comunali. Qualcuno inizia a temere che il totem Veltroni potrebbe non bastare più.