La Cdl sceglie l’anti Veltroni, anzi tre

Massimo Malpica

Scende in campo nella corsa al Campidoglio anche Gianni Alemanno, e la sua sfida a Walter Veltroni incassa la benedizione di Gianfranco Fini: «È autorevole - sostiene il presidente di An - e gode del consenso di tutti i dirigenti e gli iscritti del partito». Dopo Mario Baccini, dunque, spunta un secondo ministro pronto a candidarsi per la Cdl alla carica di primo cittadino della capitale. E visto che l’esponente dell’Udc ieri ha confermato di non volersi tirare indietro, si profila anche per le amministrative quell’«attacco a più punte» che dovrebbe caratterizzare le prossime elezioni politiche: se An e Udc hanno rotto gli indugi scegliendo i proprio rappresentanti, infatti, anche Forza Italia potrebbe presto annunciare un suo «anti-Veltroni», e in pole position resta un altro esponente del governo, il titolare del Viminale Beppe Pisanu. Obiettivo, fare del primo turno le primarie del centrodestra, arginare Veltroni sotto il 50 per cento, contare i voti delle varie anime della Cdl per poi concentrare gli sforzi sul «prescelto» dagli elettori della coalizione al ballottaggio. Per provare a detronizzare Walter l’imperatore, e strappare Roma al controllo ultradecennale del centrosinistra.
Dopo aver tentato, negli anni passati, di arrivare a una scelta di compromesso tra i partiti della Casa delle libertà, questa volta sembra prendere piede una nuova strategia, anche se forse più dettata dalle circostanze che pianificata a tavolino. Una strategia accolta con interesse, e qualche riserva, all’interno del centrodestra, e salutata con sarcasmo e un pizzico di nervosismo dall’Unione, che partendo in largo vantaggio nella corsa al Campidoglio ha tutto da perdere.
Tra i perplessi nella Cdl c’è Luciano Ciocchetti, che boccia l’attacco a più punte: «È solo un modo per fare un favore a Veltroni», osserva il capogruppo regionale dell’Udc, che confermando la scelta di Baccini si dice «sorpreso» dalla designazione di Alemanno. Ds e Margherita, invece, ora chiedono le dimissioni dal governo di Baccini e Alemanno se le loro candidature saranno confermate. Cosa probabile, considerato che la macchina elettorale del titolare del Mipaf, ieri a Cosenza per il tour italiano del Tir di An, sembra essersi già messa in moto. Oltre cento comitati «pro Alemanno» sarebbero già nati, e anche l’«avversario» Antonio Di Pietro, che con l’Italia dei Valori appoggia Veltroni, ha definito quella del ministro delle Politiche agricole «una buona candidatura». Il primo entusiasta per la scelta, peraltro, è lo stesso Alemanno. Che ringrazia Fini, gli elettori, i circoli e la società civile romana per la «designazione importante», e si dice pronto alla pugna: «Affronteremo questa battaglia importante - ha spiegato ieri - perché sono tredici anni che la sinistra governa Roma ed è stato un periodo di governo interminabile quanto inutile. Roma purtroppo in questi 13 anni non è cresciuta».
Positivo il commento di Francesco Giro, consigliere politico del coordinatore nazionale azzurro Sandro Bondi. «Se un attacco a più punte - osserva - è un’astuzia tecnica oltre che politica per costringere Veltroni al ballottaggio, annullando quel vantaggio di beneficiano tutti i sindaci uscenti, allora anche Forza Italia dovrà fare la sua scelta con serenità e spirito unitario rispetto alla Cdl». E le tre punte, in attesa del candidato «azzurro», saranno accompagnate da un paio almeno di trequartisti: i nuovi democristiani vogliono una maglia per Mauro Cutrufo, e il Nuovo Psi, con Donato Robilotta, vuol far correre «sotto la bandiera del garofano» un candidato «laico, socialista e riformista».