La Cdl unanime: «L’Ici si può abolire»

La proposta con la quale Silvio Berlusconi ha chiuso l’ultimo confronto tv con Prodi, quella di abolire l’Ici, com’era prevedibile ha innescato un dibattito acceso nella capitale: l’imposta comunale sugli immobili, infatti, è una delle primarie fonti di finanziamento delle casse del Campidoglio. E Walter Veltroni non ha tardato a sottolinearlo, «traducendo» il mancato introito in tagli alla spesa: «Abolire l’Ici - ha commentato il sindaco - significherebbe avere 320 milioni di euro in meno per Roma, il che equivarrebbe al taglio delle spese sociali o scolastiche, tanto per fare un esempio». Possibilista a parole, ma scettico, il primo cittadino sulla possibilità di sostituire l’imposta con altre entrate. «Se la si sostituisce - ha aggiunto - con la partecipazione dei Comuni al 3 per cento dell’Iva o allo 2,5 per cento sull’Ire, allora se ne può discutere. Però poi bisogna dire come si copre per lo Stato centrale quel venir meno delle risorse».
Alle perplessità del sindaco replica l’opposizione. Per Luca Malcotti, consigliere comunale di An, «se Veltroni, anche in caso di compensazione dell’Ici, è contrario alla sua abolizione, vuol dire che è contro chi possiede una casa».
Anche il capogruppo azzurro all’Europarlamento Antonio Tajani saluta la proposta di Berlusconi con favore. Per lui, l’Ici «è una tassa ingiusta che si può e si deve cancellare», e quanto alle conseguenze in termini di bilancio, secondo l’esponente di Forza Italia «a Roma si sono buttati milioni di euro, e se tutte le spese inutili venissero cancellate non ci sarebbe alcuna conseguenza se l’Ici venisse abolita». Concorda il coordinatore romano di Fi, Giampaolo Sodano: abolire quell’imposta è «una misura equa in una paese in cui la prima casa ce l’ha l’86 per cento degli italiani».
Al coro degli entusiasti si unisce Alleanza nazionale, da tempo critica sul balzello «domestico», come ricorda il candidato sindaco Gianni Alemanno: «Sono contento che Berlusconi abbia ripreso una vecchia idea di An sull’abolizione dell’Ici sulla prima casa. Per noi rappresenta una sorta di svolta finale rispetto all’utilizzo della leva fiscale in chiave sociale». E per non «prosciugare» le casse comunali, Alemanno propone di «rimodulare in maniera più accentuata l’Ici sulle seconde case e sulle case sfitte, e poi creare dei meccanismi compensativi». Sorride anche il candidato dell’Udc Mario Baccini. «Finalmente Berlusconi parla con il nostro stesso linguaggio», commenta il ministro della Funzione pubblica: «L’abolizione dell’Ici sulla prima casa è un atto dovuto e di civiltà per milioni di famiglie che, con fatica, hanno comprato l’abitazione in cui vivere». Attacca le «mistificazioni» della sinistra il capogruppo di Fi in Regione, Raffaele D’Ambrosio, che a proposito della «tassa iniqua da eliminare almeno per la prima casa» punta l’indice sul catastrofismo degli avversari politici: «Come al solito mistificando, la sinistra se la prende con i più deboli e già annuncia che se qualcuno ci rimetterà per l’abolizione dell’Ici questi saranno gli utenti dei servizi sociali». D’Ambrosio, invece, propone di recuperare i mancati introiti «dagli sprechi di amministrazioni comunali di centrosinistra come quella capitolina, che, come Forza Italia da sempre denuncia, non solo ha visto crescere il deficit proprio e delle municipalizzate, ma ha anche elargito grandi quantità di denaro pubblico in concerti ed eventi mediatici, probabilmente anche con i soldi dell’Ici».
Anche il segretario regionale dell’Udc Luciano Ciocchetti ritiene che la cancellazione dell’imposta sulla prima casa è «giusta» e «realmente ottenibile». «Non avrebbe effetti dirompenti - spiega il centrista - sui bilanci comunali come in queste ore starnazzano gli esponenti di centro-sinistra. 2,5 miliardi di euro di gettito in meno sono facilmente reperibili nel bilancio dello Stato con la lotta all’evasione fiscale e col registro dei contratti d’affitto». Ma sia per D’Ambrosio che per Ciocchetti, per assorbire il taglio dell’Ici il comuni dovrebbero gestire il proprio patrimonio immobiliare, con una «politica efficiente e indirizzata a tagliare i rami secchi di un clientelismo immenso» che, ricorda l’esponente Udc, «a Roma da anni impedisce a chi ne ha diritto di entrare nelle case popolari, sistematicamente occupate dagli attivisti rossi che Veltroni e Gasbarra conoscono, ma che non hanno mai avuto il coraggio di denunciare».