Cdp, il Tesoro studia il riacquisto del 10% Enel

da Milano

Il Tesoro starebbe pensando a riacquistare la quota del 10,2% di Enel detenuta dalla Cassa depositi e prestiti. Secondo indiscrezioni di fonti romane solitamente ben informate, il ministero, come prevedibile, non avrebbe nessuna intenzione di permettere che l’Enel diventi scalabile. Oggi il Tesoro detiene una quota del 20% di Enel, non sufficiente a impedire un eventuale tentativo di conquistare la maggioranza. E la strada che viene presa in considerazione sarebbe proprio quella del riacquisto. Fatto direttamente o attraverso una finanziaria pubblica. Venerdì scorso il Consiglio di Stato ha deciso che Cdp non potrà tenere in contemporanea il 29,9% di Terna e il 10,2% di Enel, per una questione di conflitto di interessi. Cdp avrà tempo fino al luglio 2009, a partire dal luglio 2007, per disfarsi della quota Enel, o, in alternativa di quella Terna. Il prossimo consiglio di amministrazione di Cdp si terrà mercoledì 31 gennaio e potrebbe cominciare a discutere della questione. Diversamente la cosa potrebbe essere rimandata al consiglio che si terrà il 28 febbraio.
I tempi per tutta l’operazione non sono comunque strettissimi (due anni e mezzo per collocare la quota), ma, viste le scadenze della politica italiana che andrebbero a intrecciarsi con l’operazione di riacquisto, la manovra potrebbe trasformarsi in una corsa ad ostacoli, soprattutto per il Tesoro.
Se davvero il ministero decidesse per il riacquisto diretto ci sarebbe il non piccolo nodo della somma da sborsare: ai corsi di oggi il 10% di Enel vale intorno al 5 miliardi di euro. E con i chiari di luna in cui si trova il bilancio pubblico trovare i soldi non sarebbe uno scherzo, anche se in effetti l’operazione (e il suo relativo costo) potrebbe essere spalmata su tre bilanci: 2007, 2008 e 2009.
Un’ipotesi di riacquisto «indiretto» sarebbe quella di far effettuare l’acquisto da una società pubblica, come Fintecna. Una possibilità già emersa venerdì scorso, quando si è avuta la notizia della decisione del Consiglio di Stato, e di cui ha già dato conto sabato il Giornale. Sarebbe la strada più facile e la più indolore.
Le alternative in ogni caso non mancano. A parte la cessione di Terna, che appare molto improbabile anche se non si può escludere al 100%, la quota Enel potrebbe essere riacquistata dalla società stessa, che dovrebbe però impegnare una somma notevole nel buy back, andando ad incidere sul dividendo. Senza contare che con questa operazione comunque il Tesoro salirebbe solo al 22%. L’ultima opzione, che sembra sia stata considerata, è quella di affidare il 10% Enel nelle mani di fondazioni «amiche».