Ceccarelli, in «Family Game» i drammi nascosti della famiglia

L’attrice diretta da Alfredo Arciero nel film di Raicinema che uscirà nel 2007

Cinzia Romani

da Campagnano (Roma)

La campagna romana è più inospitale del solito, tra polvere e canicola. Ma nella quiete d’una villa dalle parti di Campagnano, c’è chi coltiva il suo giardino. E non lo fa soltanto in senso letterale, perché è ai valori familiari che pensa, alla bellezza degli affetti profondi. Però, quando s’accorge che, dentro a quel luogo chiamato «famiglia», l’armonia non esiste, ecco scatenarsi il dramma. S’intitola (non a caso) Family game il curioso film di Alfredo Arciero, già assistente di Ettore Scola e sceneggiatore , ora giunto alla sesta settimana di riprese, dirigendo Sandra Ceccarelli, Stefano Dionisi, Fabio Troiano, Elena Bouryka e un bambino, Mattia Cicinelli. Il cast fa da incudine, mentre picchia il martello del sole nella piana di Formello, ma nell’aria ferma si diffonde il profumo d’un progetto italiano concreto. «Sono partito dalla tragedia di Novi Ligure, che aveva sullo sfondo un nucleo familiare all’apparenza felice», spiega il giovane Arciero, parlando del suo film «ad affetti speciali». «Giusto per entrare nei meccanismi di quel qualcosa che non funziona, all’interno di famiglie troppo prese, magari, dalla routine quotidiana, per accorgersi delle difficoltà dei suoi membri più deboli». Questa commedia sociale, prodotta da Videodrome e da Rai Cinema (la distribuirà O1 agli inizi del 2007) vede Sandra Ceccarelli nel ruolo di mamma Lisa, che lei, magliettina marrone e ballerine in tinta, descrive così: «È una donna lavoratrice, si occupa di arredo e punta alla fluidità delle situazioni. Non ha amici, né parenti e, dentro alla sua famiglia, è ancora più isolata». All’interprete, anche figlia d’arte visto che il padre, Maurizio Vandelli fu leader della band Equipe 84, finalmente si offre una parte non problematica. Sebbene l’epilogo preveda un delitto, che non si può svelare. Stefano Dionisi, invece, ha un ruolo da tormentato capofamiglia, che a furia di non voler notare le evidenze, perde il contatto con i due figli piccoli. «Sono cardiochirurgo in una clinica privata e debbo tener segreto un notevole problema di lavoro», svela Dionisi, che qui avrà come suo superiore l’ottimo Ugo Pagliai nel ruolo del professor Moroni. Tutto qui? Un papà, una mamma, due figli, una bella casa con piscina? Il fatto è che, a un certo punto, come nelle migliori tragedie shakespeariane, irrompe il fool, cioè Andrea (Fabio Troiano), fratello di papà Vittorio, ex-tossicodipendente con qualche grillo per il capo. Tanto che accetterà le proposte della nipote sedicenne (Elena Bouryka), ragazzina a sua volta confusa da una strana storia con una coetanea. In tanto caos, l’unico che appare calmo è il piccolo Matteo, tutto il giorno a inventarsi una famiglia virtuale, giocando per ore davanti al computer. E la cronaca, intanto, ci fa sapere che di famiglie come quella descritta nel film di Arciero ne esistono forse troppe.