Cecchi fa il cabaret e Pagliai rilegge Machiavelli

Voglia di sorridere e di stemperare i grandi/piccoli dolori della vita facendo leva su una buona dose di ironia. È quanto più prepotentemente emerge da alcuni dei titoli teatrali che debuttano questa sera in città. Primo fra tutti il Machiavelli disincantato, spassoso e cinico de La Mandragola, capolavoro indiscusso della commediografia in lingua di epoca rinascimentale che sulle nostre scene ha spesso incontrato l’interesse di grandi interpreti e registi e che adesso torna a far parlare di sé grazie all’allestimento di Marco Sciaccaluga, con uno splendido Ugo Pagliai nei panni di Messer Nicia, prodotto dallo Stabile di Genova e atteso al teatro Eliseo. Costruita intorno al meschino raggiro con cui il giovane Callimaco (Gianluca Gobbi) inganna la buona fede dell’anziano - ma stolto - Nicia al fine di farsi cedere il suo letto nuziale, la celebre commedia si conferma ancora una volta un testo di cocente attualità, adatto a un pubblico quanto mai ampio e capace di risvolti assolutamente amari. Non meno incisivi sono poi gli accostamenti farseschi e persino stridenti che Carlo Cecchi insegue nell’originale dittico composto dagli atti unici Claus Peymann compra un paio di pantaloni e viene a mangiare con me di Thomas Bernhard (tre Dramoletti in odore di Commedia dell’Arte) e Sik-Sik l'artefice magico di Eduardo De Filippo (nota farsa del ’29 con al centro la figura di un illusionista che si esibisce in teatrini di terz’ordine). L’insieme disegna, dunque, un omaggio al teatro, alla vivace tradizione comica italiana, al maestro di sempre, allineando effetti comici, gag, equivoci, battute e lazzi con vorticoso ritmo da cabaret (teatro Valle). E si ride pure al Vittoria, sala notoriamente e tradizionalmente incline al repertorio brillante che da questa sera ospita L’altro lato del letto di Marioletta Bideri e Stefano Messina (anche registi): intricata vicenda di amori felici, infelici, incrociati e inattesi che si dipana come una scatola cinese di equivoci e rivelazioni sempre più accattivanti via via che i quattro protagonisti/amici in scena (una coppia affiatata e una, viceversa, appena separatasi per motivi di corna) scopriranno di avere molte «cose» in comune (tradimento compreso). Nel cast dello spettacolo, accanto a Michele La Ginestra, Lorenza Mario e Augusto Fornari, troviamo un’attrice assai cara al grande pubblico come Vittoria Belvedere, noto volto televisivo e cinematografico.
Ma ovviamente i debutti capitolini non finiscono qui. Quanti, per esempio, volessero accostarsi a testi e lavori di nuova drammaturgia consigliamo di dare un’occhiata al programma del Piccolo Jovinelli (dove c’è una pièce/inchiesta dedicata ad Ilaria Alpi), dell’Argot (dove Paolo Zuccari racconta la tragica storia di tre fratelli in Lascia stare la polvere), della Casa delle Culture (dove il giovane Gabriele Linari propone il suo apprezzabile Altro Amleto).