Cecchi Gori torna libero Tra una settimana comparirà davanti al gup

da Roma

Dopo quattro mesi di detenzione tra carcere e domicilio, con l’intermezzo di un’operazione subita in una clinica, Vittorio Cecchi Gori riassapora il profumo della libertà.
Il produttore cinematografico era stato arrestato il 3 giugno per il fallimento di una delle sue società, la «Safin Cinematografica». Un crack da ventiquattro milioni di euro che gli era costato un’imputazione per bancarotta per distrazione. Ora il gip Guicla Mulliri, accogliendo un’istanza degli avvocati Massimo Biffa e Antonio Fiorella, ha deciso che non sussistono più i presupposti della detenzione preventiva e ha revocato gli arresti domiciliari, l’ultima misura alla quale era stato sottoposto Cecchi Gori.
Con lui torna in libertà anche il suo principale collaboratore, Luigi Barone. Entrambi, insieme con altri quattro imputati, Vittorio Micocci, Ettore Parlato e Alessandro Mattioli ed Edoardo De Memme, dovranno comparire il 5 dicembre prossimo davanti alla prima sezione del Tribunale penale di Roma per rispondere del fallimento della Safin.
L’accusa, rappresentata dal pm Stefano Rocco Fava e dal procuratore aggiunto Nello Rossi, parte dal presupposto che gli imputati avrebbero continuato a gestire la Safin, dissipandone parte rilevante del patrimonio, fino alla primavera del 2007 benché questa non facesse più parte del gruppo dall’ottobre 2006, quando la capofila «Finmavi», cassaforte del gruppo, fu dichiarata fallita. Tanto che quando fu nominato un amministratore fiduciario, dal curatore fallimentare della Finmavi, si trovò di fronte a 12 milioni di euro di contributi previdenziali non versati e 8 milioni di tasse non pagate.
Al centro del meccanismo che, per la Procura, portò alla distrazione e alla dissipazione delle risorse in danno dei creditori della Safin, «il travaso» di alcuni beni tra società e in particolare delle sale cinematografiche tra cui il cinema Adriano di Roma.
E a proposito del fallimento «Finmavi» è imminente l’udienza preliminare per l’esame della richiesta di rinvio a giudizio di Cecchi Gori e di Barone. L’appuntamento è per il 13 ottobre prossimo davanti al gup Adele Rando. Il produttore è coinvolto in qualità di presidente della holding, mentre Barone in quella di amministratore di fatto della stessa società.