Ceceni all’offensiva mentre Putin lascia il Cremlino

È tutto pronto a Mosca per il cambio della guardia di domani al Cremlino. E la guerriglia cecena festeggia a modo suo con una serie di attacchi contro poliziotti russi che hanno provocato cinque morti: un’esplosione di violenza che non si registrava da tempo in Cecenia e che assume un forte significato in giorni simbolici. Esce dunque Vladimir Putin, entra Dmitri Medvedev. Ma le cose non sono così semplici e l’attenzione degli osservatori è concentrata su quelli che saranno gli effettivi cambiamenti nella gestione del potere in Russia, dal momento che il presidente uscente diventa premier e assume funzioni che finora erano riservati al presidente: è insomma più che fondato il sospetto che stia per nascere una diarchia dalle caratteristiche poco limpide e che tutto sia stato cambiato perché cambi il meno possibile. Almeno nelle intenzioni.
C’è comunque grande attesa per la cerimonia di domani, frutto di un’attenta coreografia. Le tre sale d’onore del Cremlino faranno da cornice al passaggio delle consegne. Dopo il giuramento sulla Costituzione di Medvedev, il presidente della Corte Costituzionale Valeri Zorkin dichiarerà l’inizio del nuovo mandato presidenziale. Verrà suonato l’inno nazionale (che per volontà di Putin è quello solenne della defunta Unione Sovietica, ma con parole diverse) e issato lo stendardo russo sulla cupola della residenza presidenziale al Cremlino. Putin pronuncerà un discorso di bilancio dei suoi due mandati e di auspici per il futuro della Russia e solo al termine verrà il momento per Medvedev di rivolgersi ai duemila invitati e ai cittadini russi. Putin e Medvedev scenderanno poi all’interno della cittadella del Cremlino per passare in rassegna le guardie presidenziali, mentre verranno sparate trenta salve di artiglieria. Il patriarca Alessio II benedirà la nuova presidenza e la cerimonia si concluderà con un ricevimento solenne.
Dopo tutto questo tripudio di apparenze, tuttavia, verrà messa alla prova la sostanza. Prudentissime fonti moscovite fanno capire che il governo Putin sarà strutturato in modo da mantenere sotto il suo controllo i dirigenti-chiave della Russia: governatori, capi dei servizi segreti, direttori degli enti d’importanza strategica. Putin delegherà compiti più marginali ma potenzialmente fonti di problemi a un numero senza precedenti di vicepremier (undici): potrà così concentrarsi sulle priorità, come i finanziamenti agli enti locali, il controllo dell’intelligence, degli Interni e della Difesa.
E non è certo casuale che al termine dei suoi otto anni da presidente Putin abbia deciso di restituire alla parata del 9 maggio, che celebra l’anniversario della vittoria sulla Germania nazista, il suo aspetto “muscolare” riconducibile al passato sovietico della Russia. Torneranno dunque a sfilare sulla Piazza Rossa carri armati, missili balistici intercontinentali e una trentina di aerei ed elicotteri da combattimento. «Non minacciamo nessuno», ha chiarito Putin, ma è evidente l’intenzione di mostrare al mondo una Russia nuovamente forte.