Cecenia al voto senza attentati

Mosca. Tra eccezionali misure di sicurezza, la turbolenta e insanguinata Cecenia è stata chiamata ieri alle urne per dar vita a un Parlamento locale e completare così un processo di «ricostruzione istituzionale» orchestrato dal Cremlino. Sulla carta l’operazione è riuscita: buona l’affluenza (56,59 per cento) e niente atti terroristici tanto che il presidente ceceno filorusso Alù Alkhanov ha avuto gioco facile a dichiarare che le elezioni hanno rappresentato un altro grosso passo avanti «verso la democrazia». Ma la sua linea suscita parecchio scetticismo. Non a caso le Ong russe in prima fila nella difesa dei diritti civili hanno liquidato le elezioni come «una farsa», l’Osce le ha boicottate per non rischiare la pelle dei suoi osservatori. Piuttosto cinici persino i politologi moscoviti: danno per scontato che il nuovo Parlamento ceceno sarà dominato dai fedelissimi del giovane Ramzam Kadirov, che a 29 anni fa già il bello e cattivo tempo grazie alla temutissima milizia ai suoi ordini. Kadirov è affiliato a Russia Unita, il partitone maggioritario del presidente Vladimir Putin destinato a uscire vincitore dalla consultazione.