Cechov e la giovane moglie Lettere appassionate che diventano spettacolo

Fino a domani in scena «Ti amo puledrina»

Andrea Indini

«Continui a scrivere, mia amata, che la tua coscienza ti rimorde perché vivi a Mosca e non con me qui a Yalta. Bene, cosa possiamo farci, mia cara? Giudica obbiettivamente: se tu stessi con me a Yalta tutto l’inverno, la tua vita sarebbe rovinata e io sentirei le fitte del rimorso, il che difficilmente migliorerebbe le cose tra di noi». Così scriveva Anton Cechov alla moglie Olga Knipper il 20 gennaio 1903. Di questo breve, ma intenso amore rimane un lungho e affascinante carteggio reso attuale dalla freschezza di cui traspaiono le carte dello scrittore russo. Fino a domani Bruno Cerutti e Franca Graziano portano sul palco del Teatro Officina (via Sant'Erlembardo 2, tel: 02-2553.200) Ti amo puledrina, una mise en éspace di queste lettere.
Tra il 1902 e il 1904, anno della sua morte, Cechov intrattiene un intenso carteggio con la giovane moglie Olga Knipper, attrice nel nascente Teatro d’Arte di Mosca, fondato da Stanislawski. Lo scrittore è costretto, a causa della tubercolosi, a trascorrere lunghi periodi a Yalta, dove il clima è migliore, mentre la Knipper è impegnata negli spettacoli nella capitale. «Sapevo che sposavo un’attrice - scrive Cechov - cioè, quando mi sposai, capii che avresti passato gli inverni a Mosca». Il carteggio tocca tutti gli argomenti della quotidianità, dai pasti alla lettura dei giornali, per aprirsi poi ai grandi temi come l’amore tra i due, sposati da poco e reduci dalla perdita di un figlio durante la gravidanza, la malattia sopportata con coraggio e dignità dallo scrittore, il teatro come vocazione irrinunciabile. Tutto disegna un affresco esistenziale di rara intensità e verità. Nelle lettere, non filtrate dalla finzione letteraria, i caratteri dei due personaggi si presentano con tutte le umane sfaccettature e contraddizioni. Cechov, così come nelle sue opere, mostra un’incredibile capacità di approfondimento delle umane vicende intrecciata a una leggerezza ironica e sorridente: rassicura la moglie, la vezzeggia e, anche nei momenti più tristi, non cede mai alla depressione. La figura della trentenne Olga, invece, donna per quel tempo emancipata, figlia di intellettuali, emerge con tutte le sue contraddizioni e i suoi tormenti, simili a quelli di una donna contemporanea, stretta e combattuta tra l’amore e la dedizione al suo uomo e la spinta irrinunciabile alle scene.
Lo spettacolo, così come le lettere, è intriso di affettività sincera e forte, simbolo di un’educazione all’amore che esula dall’ideologia. E solo così il teatro si trasforma in vita reale.