«La cedolare secca al 25% non rilancia gli affitti»

«Secondo indiscrezioni, la cedolare secca sugli affitti sarebbe al 25 per cento. Il federalismo municipale debutta male anche su questo aspetto, verosimilmente sotto la spinta della ben nota voracità dei Comuni. Forse, chi sta tuttora lavorando al decreto, ignora che la redditività della locazione è oggi a livello zero». Lo spiega il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani.
Ma Confedilizia, l’associazione che lei presiede, era d’accordo per una cedolare secca al 20%?
«Il 20% è molto diverso dal 25%. Inoltre, lo stesso governo ha stimato che, al momento, le imposte che i proprietari pagano sulle case che danno in affitto è, in media, del 28%. Come si vede la differenza è minima».
Quindi il sommerso non emergerebbe: in pratica con l’aliquota al 25% tutto resterebbe come prima?
«Forse ci sarebbe una minima emersione, ma il grosso resterebbe ancora sommerso. Comunque, continuerebbe a esistere la sperequazione tra chi dispone di redditi da immobili e chi punta invece sulla finanza, dove, come tutti sanno, la tassazione è al 12,5%. Tutto dipende dagli effetti che si vogliono conseguire: aprire il mercato della locazione o solo fare cassa con l’emersione del nero, che la cedolare comunque provocherà anche al 25 per cento».
E suoi nuovi tributi comunali? Qual è la vostra posizione?
«E ovvio che siamo contrari. Infatti, sull’imposizione immobiliare locale il problema vero resta quello dei tributi propri previsti dalla legge delega e che tutti fingono di ignorare: se si dà un salvacondotto agli enti territoriali per agire a mano libera su questo tipo di tributi, l’aggravio rispetto alla situazione attuale è scontato».
Quindi i proprietari di casa saranno ancora una volta penalizzati?
«Si cerca di reperire fondi dove è più facile: gli immobili sono accatastati, mentre chi fattura in nero è più difficile da trovare. Alla fine, queste tasse graveranno come al solito sui proprietari di case e non serviranno affatto a rilanciare il mercato delle locazioni».
Perché è importante rilanciare questo mercato?
«Se le locazioni fossero più facili si potrebbe risparmiare la costruzione di abitazioni di edilizia popolare che poi finiscono in mano non a chi ha veramente bisogno, ma ai soliti prepotenti».
Per favorire le locazioni si potrebbe pensare a rendere detraibili anche le piccole spese di manutenzione che cadono sempre sui proprietari?
«Ogni provvedimento è utile, ma la verità è che lo Stato non riesce a ridurre le tasse sulla casa perché non è in grado di trovare chi evade veramente le imposte».
Ma i cittadini votano?
«Si, ma nei Comuni grandi è davvero difficile che ci possa essere un controllo elettorale sugli amministratori che possono fare sempre ciò che vogliono».