Cei: "Basta moschee su spazi dei cattolici"

I vescovi in un documento detteranno le linee guida per la costruzione dei luoghi di culto. Betori: "Quando un parroco presta i locali deve sapere che li presta per sempre all'Islam"

Roma - La Conferenza episcopale preparerà un documento per spiegare la posizione dei vescovi italiani sulla costruzione delle moschee nel nostro Paese. È quanto ha annunciato ieri il Segretario della Cei Giuseppe Betori, rivelando che nel corso della discussione che si è aperta lunedì pomeriggio ed è continuata ieri «ben tre interventi hanno chiesto un approfondimento del problema per avere una posizione ufficiale». Betori ha ribadito il «no» della Cei nei confronti di quei preti che concedono dei locali ecclesiastici per la preghiera musulmana, perché così facendo «alienano per sempre quegli spazi alla fede cattolica».

Il caso più recente, che risale al novembre scorso, aveva coinvolto un parroco del trevigiano. «Quando un parroco presta i locali della parrocchia deve sapere che in quel momento aliena quello spazio alla religione cattolica e lo affida per sempre all’Islam», ha detto il Segretario della Cei, spiegando anche che «le moschee non sono un luogo di culto, ma luoghi di preghiera e di formazione». Secondo un’antica consuetudine, quando un terreno o uno stabile vengono utilizzati per la preghiera dei fedeli seguaci di Maometto, quello spazio non è più disponibile per le altre religioni. Proprio per questo, nel 1993 la Cei aveva pubblicato una Nota nella quale, al paragrafo 34, si specificava che «le comunità cristiane, per evitare inutili fraintendimenti e confusioni pericolose, non devono mettere a disposizione, per incontri religiosi di fedi non cristiane, chiese, cappelle e locali riservati al culto cattolico, come pure ambienti destinati alle attività parrocchiali». Da allora sono passati quindici anni, oggi la presenza musulmana è molto cresciuta e in varie città italiane si discute sui progetti per la costruzione di nuove moschee per i fedeli dell’islam. La nuova nota dei vescovi servirà dunque a dare direttive unitarie sulle posizioni da prendere al riguardo, ribadendo il no alla concessione di spazi parrocchiali o ecclesiastici per la preghiera musulmana.

Betori, rispondendo alle domande dei giornalisti, è tornato sulle parole pronunciate lunedì dal cardinale Bagnasco e si è augurato che i Cpt per gli immigrati rappresentino una «soluzione di passaggio, non finale, per l’identificazione dei clandestini», chiedendo che siano accelerati «i tempi di valutazione» dello status e delle domande di asilo presentate da chi arriva nel nostro Paese, e coniugando l’esigenza di legalità, che è presupposto della sicurezza, con l’esigenza di accoglienza. Il vescovo ha anche invitato a non penalizzare singoli gruppi di immigrati, come in rom, ammettendo però che nel nostro Paese esistono «paura e senso di insicurezza». Da quanto si apprende, la discussione in assemblea è stata accesa riguardo agli immigrati, e alcuni vescovi sono intervenuti contro il provvedimento che intende istituire il reato di immigrazione clandestina.

Betori ha quindi auspicato che venga fatto un «tagliando» alla legge 194 (non citata da Bagnasco nella sua prolusione), spiegando che «come ogni altra legge è passibile di miglioramenti». E ha quindi affrontato lo spinoso problema della pedofilia spiegando che i vescovi, «appena c’è notizia» di un reato di questo tipo che coinvolge un sacerdote, «debbono aprire una inchiesta canonica», mentre la giustizia civile «segue le proprie strade». Sta infatti alle vittime «scegliere la strada della giustizia civile, cosa che non tutti sono pronti a fare».

Infine, Betori, che ha anche pronunciato parole in sostegno all’opera del sottosegretario ai rifiuti Bertolaso, è intervenuto sull’inchiesta genovese e sulle intercettazioni nelle quali vengono citati i nomi dei cardinali Bertone e Bagnasco: «Non hanno bisogno di solidarietà», ha detto il Segretario della Cei, «perché non sono minimamente coinvolti e ci sono solo persone che vantano amicizie con loro».
Il numero due della Cei dovrebbe essere promosso a breve, con tutta probabilità nella sede cardinalizia di Firenze, che si renderà vacante perché il cardinale Antonelli verrà richiamato in Vaticano. Per la sua successione, al posto-chiave di numero due della Cei, si fa con insistenza il nome del vescovo ausiliare di Milano Franco Giulio Brambilla, insieme a quello – oggi più defilato – del vescovo di Ivrea Arrigo Miglio. Altri nomi sono quelli dei vescovi Semeraro (Albano), Bassetti (Arezzo), Ghirelli (Imola) e Bianchi (Pistoia).