La Cei contro i cattolici di sinistra: sull’etica no alle logiche di partito

Andrea Tornielli

da Roma

Non si possono «zittire voci forti, libere e assolutamente indipendenti» che tanti cattolici e la stessa Chiesa non mancano di levare «di fronte ai tentativi di limitare e inquinare lo spazio dell’umano nella nostra società». Così il quotidiano Avvenire - nell’editoriale dedicato all’«offensiva del ministro Mussi contro la legge 40» - critica quanti intendono affrontare i temi legati alla bioetica ispirandosi a «granitiche logiche di schieramento». Una critica alle posizioni diessine ma anche a quelle dell’ulivista cattolico Franco Monaco che aveva evocato lo spettro del clericalismo di fronte alla proposta di dar vita a un gruppo trasversale sui temi etici, avanzata dall’ex presidente del comitato Scienza e Vita Paola Binetti. L’impegno dei cattolici su temi bioetici, quali la ricerca sulle staminali - afferma il quotidiano della Conferenza episcopale italiana - è mosso dall’«idea di una società fondata sulla promozione integrale della persona umana» e non da una «cultura degli steccati» o «il sintomo di una regressione del cattolicesimo politico a clericalismo».
«Il problema - afferma il vescovo di Como Alessandro Maggiolini - è quello di voler applicare uno schema politico ad una questione che è morale: la morale, in questo caso, è il sì o il no. Non si tratta di stabilire di che colore dipingere i binari del treno, si tratta di questioni che toccano la vita. Non si può dire che uso l’embrione a metà, non si può dire che è vita a metà. O lo è, o non lo è. Temo che ci sia chi ha perso la fede a metà e quella metà che è rimasta sia diventata un po’ inutile... Al di là delle battute, credo che dovrebbe essere naturale - continua il vescovo - l’esistenza di una posizione comune. E questo non riguarda solo i cattolici, perché ciò che la Chiesa difende in ambito di bioetica può essere compreso e condiviso, come grazie a Dio accade, anche da chi la fede non ce l’ha. Si tratta infatti di questioni che attengono alla ragione».
Sulla stessa linea è anche don Nicola Bux, docente alla Facoltà teologica pugliese e consultore della Congregazione per la dottrina della fede: «Sulle grandi questioni bioetiche - osserva - non dovrebbero mai prevalere le ragioni di schieramento. Si tratta infatti di quei casi nei quali, si è soliti dire, bisogna votare secondo coscienza, cosa che peraltro mi sembra dovrebbe sempre avvenire. Sottomettere queste valutazioni alle logiche di appartenenza partitica o di schieramento significa andare contro la verità e far apparire ancora una volta i cattolici come eterodiretti e subalterni, anche su questioni così importanti». «Mi domando - spiega ancora don Bux - quale sia il senso di appartenza del cattolico. Che cosa significa essere cattolico, se il criterio di valutazione non è la propria coscienza rinforzata e illuminata dal Magistero della Chiesa?».
Un giudizio tagliente su quanto sta accadendo dopo la decisione del ministro Mussi avallata ieri collegialmente dal governo Prodi la esprime anche il vescovo di San Marino-Montefeltro, Luigi Negri. «Ciò che è successo rende manifesto quale sia il senso delle istituzioni che hanno certi politici: c’è stata una decisione degli italiani, c’è stato un referendum sulla legge 40, del quale proprio ieri cadeva il primo anniversario. Eppure si è scelto di disconoscere e offendere la comune e maggioritaria volontà del popolo italiano». «Non vorrei qui - aggiunge il prelato - tirare in ballo questioni di fede. Mi limito ad osservare che è la nostra Costituzione a stabilire il rispetto per le decisioni del popolo sovrano: meno di un italiano su cinque si è espresso, un anno fa, contro i principi di rispetto della vita umana contenuti nella legge 40. Mi auguro che tutti i cattolici e tutti coloro che hanno il senso delle istituzioni lavorino insieme perché la volontà popolare non sia disprezzata. Dispiace infine constatare come vi siano alcuni cattolici che fanno prevalere le logiche di schieramento sulla difesa di quei valori che Papa Benedetto XVI ha definito non negoziabili». Il segretario della Cei, Giuseppe Betori, ha incontrato il presidente del consiglio Prodi per chiedere di sconfessare al prossimo consiglio europeo la posizione assunta dal ministro Mussi, ma la sua richiesta sarebbe stata respinta.