La Cei contro il tribunale di Cagliari: "No ai test preventivi sugli embrioni"

Monsignor Betori contesta la sentenza che autorizza il test preventivo sugli embrioni di due talassemici: "Si vìola la legge 40 e il pronunciamento della Corte costituzionale"

Città del Vaticano - La sentenza del tribunale di Cagliari che ha detto sì alla diagnosi preimpianto di un embrione congelato da due anni "va contro la legge 40 e contro il pronunciamento della Corte Costituzionale", inoltre i vescovi non hanno alcuna intenzione di rivedere il loro giudizio sulla legge 40. E' quanto ha affermato questa mattina monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, presentando il comunicato finale del consiglio episcopale permanente

"La Sentenza di Cagliari è in netto contrasto - ha detto Betori - con una sentenza della Corte Costituzionale sullo stresso aspetto della questione, pere questo è molto strano che un giudice emetta una sentenza contro la legge (cioè la legge 40, ndr) e contro il pronunciamento della corte Costituzionale". Quindi sulla norma che regola in Italia la fecondazione assistita, Betori ha osservato: "Noi abbiamo appoggiato la legge 40 e non c’è nessuna intenzione di tornare sopra questa posizione".

Bonino: "Sentenza è elemento di buon senso" La sentenza del tribunale di Cagliari è "per fortuna un elemento di buon senso". Emma Bonino, ministro per il Commercio internazionale. Secondo il ministro, che ha commentato la vicenda a margine del convegno di apertura di Bioforum 2007, in corso oggi a Milano, l’atto del tribunale "interviene su una delle questioni più rilevanti: quando, cioè, viene impedito l’utilizzo di una tecnologia, che esiste ed è a disposizione di tutti, per tutelare la salute psicofisica della donna e del nascituro". Un gesto di "buon senso" che però, spiega Bonino, deve "aprire la porta ad altre discussioni. Perchè credo che la libertà del cittadino e della cittadina in questo caso vada salvaguardata". Quando la tecnologia, si chiede il ministro, mette a disposizione dei medici delle soluzioni per i problemi che un cittadino può avere, "è possibile impedire l’accesso alle tecnologie sulla base di motivazioni religiose o di qualunque altro genere? Spero che questa sentenza - conclude Bonino - riapra questo tipo di dibattiti".