La Cei: «Dai radicali solo laicismo stantìo»

I vescovi italiani: attaccano la Chiesa per cercare una rivincita dopo il referendum

Anna Maria Greco

da Roma

C’è solo il «laicismo più stantio» dietro alla proposta del segretario dello Sdi, Enrico Boselli, di abolire il Concordato. «La polemica contro la Chiesa cattolica serve a fare notizia, ma non c'è nulla di nuovo», scrive il Sir. Il Servizio d’informazione religiosa della Conferenza episcopale critica duramente chi vuole il superamento dei Patti tra Stato e Chiesa, che sono «garanzia di libertà», ma tratta con sufficienza la pattuglia radicale, «per interposto Boselli», che usa questo strumento per ritornare in Parlamento.
Una strategia che si spiega, secondo la Cei guidata da Camillo Ruini, con la sconfitta di qualche mese fa al referendum sulla procreazione assistita. «Una sconfitta che brucia, brucia davvero tanto». E sulla quale socialisti e radicali vogliono poggiare la loro alleanza, nata «sotto il segno di Zapatero». Per guadagnare qualche voto attaccano la Chiesa e tentano di riesumare «tutto il vecchio armamentario laicista», con le tematiche «che da sempre rappresentano la composita ideologia del radicalismo italiano». Roba vecchia, per l’agenzia dei vescovi italiani, datata Ottocento e Novecento, superata. Una mentalità che per tornare alla ribalta deve costruire il proprio avversario, con «l'immagine caricaturale della Cei che una pattuglia di politici, intellettuali e giornalisti a questo fine propagandano e addirittura la nostalgia della Dc che ne consegue».
Ma una contrapposizione di questo tipo, scrive la Sir, non è assolutamente attuale, perché l’opinione pubblica di fronte alle nuove sfide della scienza e della morale ormai rifiuta la lente ideologica e riconosce alla Chiesa «il senso dei problemi reali». Anche perché, come ha ribadito Benedetto XVI, la Chiesa «non rivendica alcun potere o alcun privilegio», ma non rinuncia a parlare con chiarezza. Così, sottolinea il Sir, vuole «suscitare le più ampie convergenze possibili, oltre ogni steccato, oltre ogni antica divisione». Un modo per dire che, ora che è morta e sepolta l’unità dei cattolici incarnata dalla Dc, i moniti del Papa e della Cei non sono a favore di un polo o dell’altro, ma parlano alle coscienze e favoriscono alleanze trasversali ai partiti.
Parole che suscitano la reazione seccata del segretario dei radicali, Daniele Capezzone. «Il Concordato - replica al Sir - è una garanzia? È vero, una garanzia per loro, perché in effetti garantisce vantaggi, privilegi, denaro». Per Capezzone essere contro il Concordato vuol dire tutelare la laicità dello Stato, ma anche «restituire libertà di coscienza ai credenti». Risponde alla nota anche il vicepresidente dello Sdi, Roberto Villetti, secondo il quale la Cei si comporta come un vero e proprio attore politico «dando precise indicazioni alle elettrici e agli elettori, fino all’astensionismo». Ma, avverte Villetti, il fallimento del referendum non vuol dire tout court che in Italia ci sia «una maggioranza neointegralista».