La Cei al Parlamento: "Diritti ai clandestini, trattarli come cittadini"

Monito della Cei: "Necessaria una nuova stagione di inclusione sociale che porti
al riconoscimento degli immigrati come cittadini". La Caritas ha individuato 93 diocesi
che metteranno a disposizione quasi 2.500 posti

Roma - Il riconoscimento degli immigrati come "cittadini", portatori di "diritti e doveri, è un traguardo che non può essere "ulteriormente dilazionato". Riuniti a Roma nel Consiglio Episcopale Permanente i vescovi hanno dedicato la loro giornata di lavori alla discussione sui tempi proposti dalla prolusioni di ieri del cardinale presidente Angelo Bagnasco. La Cei ha lanciato un durissimo monito al parlamento invitando a equiparare gli immigrati ai cittadini.

I vescovi chiedono accoglienza Sulla delicata questione dell’immigrazione, i vescovi hanno sottolineato che "la pace e l’accoglienza risultano strettamente collegate: ci si apre all’una, solo se si è aperti anche all’altra". Per la Cei, infatti, "la necessità di una nuova stagione di inclusione sociale che porti al riconoscimento degli immigrati come cittadini, soggetti di diritti e di doveri, è un obiettivo che non potrà essere ulteriormente dilazionato". Della prolusione di Bagnasco, nei molti interventi di oggi è stato apprezzato l’approccio generale e, in particolare, la trattazione di alcuni temi come lo specifico contributo della Chiesa al nostro Paese e "la richiesta di abbandono delle armi con l’avvio di una soluzione diplomatica per la questione libica".

Il ruolo delle parrocchie Sullo specifico dell’azione ecclesiale è stata valorizzata da vari vescovi l’immagine delle parrocchie "come palestre dello Spirito", dove "avvengono miracoli perché si cerca il Signore". L’attività pastorale, dunque, non è "una distesa polverosa di fatti burocratici che si ripetono", ma "una serie provvidenziale di eventi che aiutano le persone ad uscire dall’individualismo", ripartendo dalla realtà. Duemila cinquecento posti in 93 diocesi diverse è l’iniziativa che sta mettendo in campo la Caritas per accogliere una parte degli immigrati che stanno arrivando in queste ore sulle coste italiane. Nei giorni scorsi la Caritas ha promosso, attraverso le sue diramazioni locali, un censimento delle strutture potenzialmente disponibili per accogliere i richiedenti asilo. In una nota pubblicata anche sul sito della Cei, la Caritas ha reso noto che sono stati individuati quasi 2.500 posti in 93 diocesi.

L'accoglienza nelle diocesi Adesso l’iniziativa è passata alla fase operativa. "Le Prefetture stanno contattando le Caritas per valutare la praticabilità di questi luoghi", ha spiegato a Tmnews Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas. I luoghi di accoglienza coprono poco meno della metà delle 220 diocesi italiane. L’arcidiocesi di Agrigento, nel cui territorio ricade Lampedusa, ha già anche messo a disposizione i locali della "Casa della fraternità" (circa duecento posti), in cui dal 24 marzo si è deciso di far confluire i minori non accompagnati. "Hanno dato la loro disponibilità diocesi dal Piemonte alla Sicilia", ha spiegato Forti, che ha sottolineato la particolare generosità di Sicilia e Lombardia.