La Cei: "Il politico cattolico deve bocciare i Dico" Bertinotti: "Lo Stato è laico"

I vescovi ribadiscono il no ai Dico e rilanciano il ruolo della famiglia nella società. "Riteniamo la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio,
pericolosa sul piano sociale ed educativo&quot;. Riesplode la polemica. Bertinotti: &quot;Un dovere difendere la laicità delle istituzioni&quot;. Lo strappo dell'Udeur: <a href="/a.pic1?ID=167285"><strong>&quot;Grazie alla Cei non ci sentiamo soli, voteremo no&quot;</strong></a><br />

Roma - I vescovi non possono tacere quando in gioco c'è il valore fondamentale della famiglia. Lo spiega la nota pastorale della Cei sulle coppie di fatto. Il riconoscimento delle unioni di fatto, oggetto dei cosiddetti Dico, è "inaccettabile" e "pericoloso", specie se riguarda persone dello stesso sesso, pertanto i politici cattolici devono votare contro leggi di questo tipo, ribadisce la Conferenza episcopale italiana. "Riteniamo la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo", dice la Cei nella nota, ribadendo quanto detto lunedì dal neopresidente Angelo Bagnasco. "L'effetto - prosegue la Cei - sarebbe inevitabilmente deleterio per la famiglia. Si taglierebbe, infatti, al patto matrimoniale la sua unicità". Secondo la Cei "un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile". I vescovi chiedono quindi ai politici cattolici di "presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana". "In particolare - si legge nella nota - ricordiamo l'affermazione precisa della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo cui, nel caso di 'un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge'". "Comprendiamo la fatica e le tensioni sperimentate dai cattolici impegnati in politica in un contesto culturale come quello attuale... Ma è anche per questo che i cristiani sono chiamati a impegnarsi in politica", prosegue la nota della Cei, pur precisando che i vescovi non hanno "interessi politici da affermare". Nota durassima, emessa prima del family day, che fa riesplodere lo scontro politico.

Bertinotti: "Un dovere difendere la laicità delle istituzioni" "Il tema della laicità è un dovere fondativo per le nostre istituzioni. Bisogna avere rispetto per i fenomeni religiosi, in particolare per la presenza significativa della religione cattolica, ma proprio per questo bisogna avere l'ambizione di realizzare ogni giorno la laicità dello Stato». Lo sottolinea il presidente della Camera Fausto Bertinotti replicando alla presa di posizione della cei sui Dico e sui politici cattolici. Bertinotti, che stasera riceverà a Montecitorio il cardinaleTarcisio Bertone in occasione della messa pasquale per i parlamentari, ha premesso che quella del segretario di Stato vaticano è «una visita di cortesia, un gesto di cortesia che ho apprezzato», che «nulla ha a che vedere» con la questione delle coppie di fatto. Ciò premesso, «quello del rapporto tra il legislatore e l'autorità religiosa è ormai un tema che fa parte del dibattito politico», ha spiegato. «Questa discussione è utile se si parte da due punti: la laicità è un'idea di fondazione autonoma del legislatore e ci deve essere la libertà delle gerarchie ecclesiastiche di esprimersi». Si può discutere su «dove questi due temi possono spingersi senza ledere una pacifica convivenza», ha detto ancora il presidente della Camera, ma per le istituzioni c'è il «dovere di difendere la propria laicità, altrimenti si determinerebbe un vulnus significativo: bisognerebbe ammettere che la Costituzione repubblicana non è espressione di valori su cui fondare l'autonoma facoltà di legislazione».

L'imbarazzo di Prodi: non commento «Non ho letto la nota del Vaticano proprio perché è uscita mentre ero impegnato nei colloqui con la presidente Bachelet. Quando l'avrò letta potrò fare dei commenti, e li farò al momento opportuno». Così il premier Romano Prodi, risponde ad una domanda durante la conferenza stampa congiunta seguita al colloquio con la presidente del Cile. 

I Ds: "E' conflitto fra Stato e Chiesa" "Ormai siamo di fronte a un aperto conflitto tra Stato e Chiesa che colpisce i principi costituzionali". È duro il giudizio del diessino Gavino Angius sull'ultima presa di posizione della Cei, nella nota diffusa oggi. "Quando si invitano i credenti, tra cui medici, giudici e parlamentari, ad affermare prioritariamente i valori di riferimento della propria fede religiosa, è evidente che siamo in presenza di un atto che invita a non rispettare la costituzione repubblicana. È - insiste Angius - un aperto incitamento a violare l'articolo 20 della Costituzione". Ecco, quindi, che per Angius ora più che mai "il tema della laicità assume un valore primario e, purtroppo, bisogna riscontrare l'assenza di una risposta adeguata".

Scajola: nessuna guerra santa della Chiesa "Nessuno può confondere la certezza dei valori che propone la Chiesa con una intromissione indebita in questioni esclusivamente politiche: la Chiesa ha tutto il diritto di richiamare i cattolici alla difesa della famiglia e nessuno può gridare all'ingerenza di fronte al suo impegno riguardo a scelte vitali per il nostro futuro». Lo ha detto il presidente del Copaco, Claudio Scajola, commentando la nota della Cei sui Dico. "Non c'è nessuna guerra santa, nessuna crociata dei cattolici contro lo stato laico. La nota della Cei - prosegue Scajola - aiuta, anzi, a portare il tema della salvaguardia della famiglia al centro del dibattito politico: tutti, laici e cattolici, facciano fronte comune per attuare politiche efficaci in favore della famiglia naturale. Questa è la vera urgenza di cui Parlamento e governo dovrebbero occuparsi e quello della Chiesa è un contributo di altissimo livello che la politica italiana non può assolutamente prendere alla leggera".

Gasparri: nota vincolante per politici "Dalla Cei è giunta una nota vincolante per quanti sostengono politiche in difesa della famiglia". Per Maurizio Gasparri dell'esecutivo di An, la nota dei vescovi sui Dico «spazza via ogni ambiguità e che soprattutto invita alla coerenza politici e non solo. Chi infatti dice di difendere e valorizzare la famiglia, di volere partecipare alla manifestazione organizzata dal mondo cattolico in suo sostegno, non può al tempo stesso reggere una legge che, di fatto, ammazza la famiglia". "D'altra parte, la stessa Cei non ha mai negato che i diritti individuali, anche di persone conviventi, debbano essere tutelati, ma questo non deve comportare la creazione di figure giuridiche altre, che mortificano la famiglia fondata sul matrimonio. È giunta l'ora, quindi, - conclude - di decidere da che parte stare".

Rifondazione: intollerabile ingerenza "Questa continua, quotidiana ingerenza della chiesa sull'attività parlamentare è insopportabile". Lo afferma in una nota la senatrice del Prc Luisa Boccia, della commissione Giustizia, commentando la nota della Cei sui Dico. "Ci attendiamo, per i parlamentari credenti ma ragionevolmente laici - aggiunge - una certa scomunica se si azzardano a votare un qualsiasi provvedimento sulle unioni di fatto. La posizione Cei è talmente oscurantista da apparire ridicola ma purtroppo, in modo per lo più strumentale, l'opposizione la usa per la sua battaglia politica contro il governo Prodi senza alcun riguardo per il 'pattò che lega i parlamentari alle istituzioni della Repubblica. Cosa significa dire che legalizzare le unioni gay negherebbe la differenza sessuale? Ha un senso questo?".

La Bindi: le Camere diano prova di laicità Col disegno di legge sui (Dico) "il governo ha già compiuto il suo dovere". Ora il provvedimento è affidato al parlamento che dovrà decidere se approvarlo così com'è o con modifiche. Dunque "la prova di autentica laicità dovrà essere offerta dal parlamento nel suo insieme". Lo ha detto il ministro delle Politiche per la famiglia, Rosy Bindi, rispondendo alla Camera, nel question time, a una interrogazione del deputato Giacomo Mancini (Sdi) il quale aveva esortato il governo a respingere le «pressioni clericali» sui Dico e a «tenere dritta la barra della laicità dello stato».