«Celebrare la domenica dà senso alla vita»

nostro inviato a Vienna
La domenica non può essere ridotta solo a tempo libero che rischia di diventare tempo vuoto, ma la sua celebrazione è «una necessità interiore», un «centro» senza il quale sarebbe tolto «alla vita stessa il suo fondamento» che ci invita anche a riflettere sulla creazione oggi esposta «a molteplici pericoli». Benedetto XVI presiede nel duomo di Santo Stefano, la cattedrale di Vienna, l’ultima messa del suo viaggio in Austria e lancia un appello perché la domenica non perda il suo senso. In questo Paese ha un seguito considerevole il movimento «Alleanza per la domenica», composto da religiosi e laici, che chiede a imprenditori e politici di mantenere il giorno di riposo settimanale. Il Papa, nell’omelia, ripete le parole dei martiri di Abitene che nel 340, portati davanti al giudice per aver disobbedito al divieto di celebrare la liturgia domenicale, dissero «sine dominico non possumus!», «senza il giorno del Signore non possiamo vivere». «Per quei cristiani – ha spiegato il Pontefice – la celebrazione eucaristica domenicale non era un precetto, ma una necessità interiore. Senza colui che sostiene la nostra vita col suo amore, la vita stessa è vuota. Lasciar via o tradire questo centro toglierebbe alla vita stessa il suo fondamento, la sua dignità, la sua bellezza». Ratzinger spiega che quelle parole valgono anche oggi, per «noi che abbiamo bisogno del contatto col il risorto, di questo incontro che ci riunisce, che ci dona uno spazio di libertà, che ci fa guardare oltre l’attivismo della vita quotidiana verso l’amore creatore di Dio».
«Senza il Signore e il giorno che a lui appartiene – ha detto il Papa – non si realizza una vita riuscita. La domenica, nelle nostre società occidentali, si è mutata in un fine-settimana, in tempo libero». Quest’ultimo, aggiunge, «specialmente nella fretta del mondo moderno, è certamente una cosa bella e necessaria. Ma se il tempo libero non ha un centro interiore, da cui proviene un orientamento per l’insieme, esso finisce per essere tempo vuoto che non ci rinforza e non ci ricrea». Il tempo libero, spiega, «necessita di un centro, l’incontro con colui che è la nostra origine e la nostra meta». Per questo Benedetto XVI ricorda l’espressione del cardinale Faulhaber, l’arcivescovo di Monaco che ha lo ha ordinato sacerdote: «Dà all’anima la sua domenica, dà alla domenica la sua anima».
Ma l’omelia è l’occasione per un nuovo riferimento alla salvaguardia del creato. «La domenica è nella Chiesa anche la festa settimanale della creazione, la festa della gratitudine e della gioia per la creazione di Dio. In un’epoca in cui – conclude il Pontefice – anche a causa dei nostri interventi umani, la creazione sembra esposta a molteplici pericoli, dovremmo accogliere coscientemente proprio anche questa dimensione della domenica». La celebrazione, animata dal coro di Santo Stefano che ha eseguito la «Missa Cellensis» composta da Haydn per il santuario di Mariazell, è stata seguita da migliaia di persone che nonostante la pioggia hanno sostato davanti al duomo. Al termine il Papa è uscito per la recita dell’Angelus e nonostante il vento e il freddo ha cantato a piena voce la preghiera mariana in tedesco. Quindi ha incontrato alcuni bambini dell’Infanzia missionaria, che gli hanno regalato alcuni disegni. A loro ha detto: «Voi mi sostenete con la vostra preghiera e anche con il vostro impegno a diffondere il Vangelo. Ci sono tanti bambini che ancora non conoscono Gesù. E purtroppo ce ne sono altrettanti privi del necessario per vivere».
Nel pomeriggio il Papa ha visitato l’antica abbazia cirstercense di Heiligenkreuz, a trenta chilometri da Vienna. Qui ha tenuto un ampio discorso sulla peculiarità dei monaci, uomini che vivono «alla maniera degli angeli» come «adoratori» di Dio e ha parlato della bellezza della liturgia che «rende presente sulla terra un pezzetto di cielo». Ai fedeli austriaci, il Papa ha chiesto di considerare le loro abbazie e i loro monasteri «non soltanto luoghi di cultura e di tradizione o addirittura semplici aziende economiche» ma luoghi «di forza spirituali». «Struttura, organizzazione ed economia – ha spiegato Ratzinger – sono necessarie anche nella Chiesa, ma non sono la cosa essenziale». Infine, rientrato a Vienna, prima di ripartire per Roma, Benedetto XVI ha incontrato al Wiener Konzerthaus i giovani del mondo del volontariato: «Senza impegno volontaristico – ha detto – il bene comune e la società non potevano, non possono e non potranno perdurare. La spontanea disponibilità vive e si dimostra al di là del calcolo e del contraccambio atteso; essa rompe le regole dell’economia di mercato. L’uomo, infatti, è molto di più di un semplice fattore economico da valutare secondo criteri economici».