Celebration, il paradiso d’America dove si vive come nel Truman show

È realizzata come una città da favola. Le case si scelgono e si arredano su internet

Giuseppe De Bellis

«Buongiorno, buon pomeriggio e buonasera». A Celebration vivono novemila Truman Burbank, protagonisti reali di una vita che sembra un film. Benvenuti nel paradiso d’America. Benvenuti nella città artificiale costruita come esperimento urbano e sociologico dieci anni fa e oggi diventata quasi vera. Di vero ci sono loro, i piccoli Truman trapiantati in un luogo posticcio. Perché qui tutto il resto è finto: le case, le scuole, gli uffici, i campi da football e da baseball. Sono imitazioni di quelli delle altre città del mondo.
Ci si vive davvero, a Celebration. Ma come se si fosse sempre davanti a una telecamera che non deve mostrare difetti. Allora non c’è criminalità, non c’è il mezzo pubblico che non arriva, non ci sono treni in ritardo. C’è la perfezione. Che ha portato a costruire anche le stagioni. Qui siamo nel centro della Florida, lo Stato più in voga dell’America degli anni 2000. Siamo in un fazzoletto di terra a un pugno di chilometri da Orlando. Qui autunno e inverno sono parole che la gente sa pronunciare senza conoscerne il significato. Così l’hanno riprodotto: da ottobre a febbraio i cannoni invisibili piazzati sui lampioni dell’illuminazione pubblica sparano in cielo foglie marroncine, pioggia o neve a seconda del mese.
La realtà clonata di Celebration è stata un’invenzione della Disney, che nel 1994 decise di costruire, accanto al Disney-world di Orlando, una favola contemporanea per infilarci protagonisti comuni. Ci vollero due anni per metterla in piedi sotto la guida di un gruppo di architetti di New York. L’idea era il Nuovo Urbanesimo, ultimo filone dell’urbanistica d’avanguardia: ricreare l’atmosfera della piccola città di un tempo, con un centro, spazi comunitari, case di legno in stile finto-antico, una pianta urbana più sul modello europeo che su quello dominante nell’America dei grandi mall commerciali dove manca il centro. Il paradiso: pulizia, ordine, cordialità. «Buongiorno, buon pomeriggio e buonasera», insomma. Allora ci fu la corsa all’acquisto: migliaia di famiglie americane tempestarono di richieste la direzione edile della Disney per acquistare il loro pezzetto di reality. Erano tutti attratti alla possibilità di vivere immersi nello stile di vita disneyano in una Topolinia del futuro. I primi Truman arrivarono nel 1997. Avevano scelto on-line la loro casetta: coloniale, cottage, villa, appartamento. Negli ultimi cinque anni Celebration è cresciuta del trecento per cento. Gli abitanti sono passati da 2.500 a 9.000. C’è chi ha trovato lavoro nelle scuole, negli uffici pubblici, alle poste. La gran parte, però, lavora a Orlando, nelle filiali delle grandi società o nei negozi o negli studi dei professionisti. È terra di benestanti, la cittadina: il reddito medio è di 51mila dollari per gli uomini e di 46mila per le donne, abbastanza per vivere più che bene in una zona dove il costo della vita è più basso del 15% rispetto alle grandi metropoli della costa Est. Per il momento Celebration non ha ancora bisogno di un sindaco, c’è un rappresentante del Comune di Orlando che si occupa di lei. Alle urne chi vive qui ci va per eleggere il Presidente: nelle ultime elezioni John Kerry ha superato George W. Bush del due per cento.
Il concetto della città laboratorio non è cambiato neppure l’anno scorso, quando la Disney ha deciso di venderla: l’ha comprata un misterioso imprenditore che non ha ammazzato il sogno. La dimostrazione è che oggi sul sito di Celebration c’è la lista d’attesa per la domanda di ingresso: bisogna aspettare che le case delle famiglie già prenotate vengano costruite, prima di poter cominciare la propria trattativa. Il prezzo varia da 200mila a un milione di dollari. Il nuovo proprietario ha comprato gli uffici direttivi della città, 16 negozi e sei ristoranti. Nessuno di questi appartiene alle corporation: non trovi né Starbucks né McDonald’s, per scelta della comunità. Gli abitanti, però, devono seguire regole precise, dalle tonalità pastello con cui dipingere le abitazioni, al taglio dell’erba e dei cespugli dei giardini. Ogni nuovo residente è accolto con una festa di paese e le case sono collegate tra loro anche da speciali apparecchi interfono. La pulizia delle strade è meticolosa, il traffico è ordinato, tutto funziona, esattamente come nel Truman Show. La differenza è che qui gli abitanti sanno di vivere in un posto irreale. Lo sa Pam Shaw, che si è trasferita da New York nel 1999 con il marito e due figli: «Quando siamo venuti qui, lo abbiamo fatto perché dava l’idea di essere un paradiso. Amavamo la Disney e avevamo una fede cieca in loro. Ma per Disney era un’avventura commerciale e adesso è finita. Ora tocca a noi. Il loro successo è basato sull’andamento finanziario, il nostro dovrà essere qualcosa di più. Dovremo chiederci: “Siamo orgogliosi di vivere qui?”, “Amiamo la vita qui?”». La risposta che si danno è sempre sì. Anche perché a Celebration la realtà finta in fondo è una certezza: vivono sette comunità religiose differenti e vanno d’accordo, bianchi e neri si vogliono solo bene, si lavora in un uffici con capi buoni e senza stress. E gli stipendi sono veri.
(2. Continua)