Celentano attacca Albertini: «Odia l’arte, vuole i grattacieli»

Sabrina Cottone

Il sottofondo è la «Gazza ladra», ma le nostalgie sono del ragazzo della via Gluck. E così Adriano Celentano fa «Rockpolitik» anche attaccando Gabriele Albertini. «Vuole riempire Milano di grattacieli, è cieco come i sindaci che lo hanno preceduto, democristiani e anche comunisti, che hanno firmato il disastro ecologico dell’Italia» predica il Molleggiato in diretta tv su Raiuno, e sogna una città che non esiste più, non c’era già più quando lui abitava tra il verde dietro la Stazione centrale e mai più potrà tornare. Sulle note di Gioacchino Rossini scorrono le immagini dei Navigli che furono, quando l’acqua lambiva la chiesa di San Marco, non si vedeva neanche una macchina e si passeggiava felici sull’acciottolato con vista darsene.
Allora sì era bello, dice Celentano, e volteggiando nella città virtuale viene quasi voglia di dargli ragione. Poi lui la butta sull’attacco personale: «Albertini odia l’arte, odia il bello, si è dimenticato che deriviamo dal bello, anche lui deriva dal bello anche se guardandolo adesso non si direbbe». Celentano parla da milanese cresciuto ma con il fanciullino che continua a gridare dentro (e soprattutto fuori), parte dall’estetica, scivola sull’acqua e sull’architettura, si arrampica su abusivismo e speculazione edilizia e come è ovvio sul finale precipita sulla politica: «Il problema è che il sindaco non è chi fa il sindaco, è il partito che vince le elezioni». Agli amministratori dà un consiglio assai lirico: «Costruite case culturali per i lavoratori, un mondo in cui sia bello vivere». E invece. Scorrono le immagini di porta Ticinese così come è, le mamme con il passeggino che spintonano per farsi largo tra il traffico e le rotaie. Frammenti di essere che riappaiono dopo l’ubriacatura di dover essere. La pedonalizzazione della Darsena è una delle grandi battaglie (non ancora vinte) di Albertini, ma il Molleggiato non si accontenta della concretezza e dei progetti del presente, è preso dai languori dei bei tempi andati: «Viva il bello». Peccato che bello sia solo ciò che è scomparso.
«Pura demagogia in ottima dose» commenta il vicesindaco, Riccardo De Corato, colui che più da vicino segue l’arredo urbano e le sue pene. «Riaprire i Navigli è un’ipotesi non realistica, una cosa del genere si può fare solo in tv» si scalda l’uomo che affronta comitati di cittadini, proteste, dibattiti su panchine e panettoni, lo scontro tra piste ciclabili e sampietrini, grande conflitto d’interesse della modernità. «Non vale neanche la pena di arrabbiarsi per il giudizio di Celentano. Sui grattacieli ci interessa il giudizio dei milanesi e almeno cinquecentomila su ottocentomila hanno votato Albertini alle ultime elezioni. Evidentemente pensano cose positive su di noi. È il loro giudizio che ci interessa, non quello di Celentano». L’amministratore di condominio non potrà che essere d’accordo.