Celentano-Benigni, show contro Berlusconi

«Il prossimo anno sarai tu il capo dell’opposizione». Landolfi: vera satira

Il compagno Che-lentàn, il giullare Benigni e Silviuccio, il «caro Silviuccio che tutti qui ti vogliono bene», il convitato di pietra di questo Rockpolitik, sbeffeggiato in tutti i modi dal re degli sberleffi. Benigni entra in scena alle 22,20, si arruffiana il pubblico e Claudia Mori, comincia lo show contro Berlusconi («Dai Silvio che ti vogliamo bene, un comico che prende in giro un politico lo vuole aiutare e io stasera ti voglio proprio aiutare») e lo conclude in gloria con un doppio spogliarello: la statuaria Luisa Ranieri resta in sottovestina nera, il toscanaccio indossa il suo abito rosso fuoco sopra maglietta e mutandoni bianchi per cantare con Adriano «Siamo la coppia più bella del mondo».
Alla fine Benigni scomoda pure Voltaire: «Non condivido quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire». Un capolavoro di furbizia. E dopo Voltaire, lo showman toscano cita Socrate, l'inventore della morale, e lascia alla grande lo studio di Brugherio: «A una persona buona non può capitare nulla di male, né in vita né in morte. È giunta l'ora di andare: io a morire, voi a vivere. Chi di noi vada verso ciò che è meglio, è oscuro a tutto tranne che a Dio». Celentano si prende un bacio sulla guancia, sorride e torna in disparte, più teso e stanco di una settimana fa. Applausi scroscianti in studio e anche fuori. Il ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi, che la settimana scorsa aveva bollato il programma come «ciofeca», stavolta ha commentato: «Finalmente vera satira irriverente, divertente, coinvolgente. Benigni è satirock».
Dopo le polemiche di sette giorni fa, lo show del Molleggiato ieri sera è stato espropriato da Benigni. Si è ammosciato Maurizio Crozza, che nei panni del cantante cubano Compay Segundo se la prende con Celentano, «l'unico comunista in Italia che tiene uno straccio di programma: vieni a fare tv all'Avana» e poi, imitando Tom Jones, canta «lex bomb», legge bomba, ovviamente quella fatta da Berlusconi per le tv e le successioni. Siparietto brevissimo per Antonio Cornacchione, che si prende l'acquazzone di Fantozzi a due metri dall'ex Molleggiato che resta asciutto sotto i nuvoloni neri ed esclama: «Il tempo sta cambiando». Taglio drastico al monologo, «appena» dieci minuti, la solita filippica contro i grattacieli, quelli che gli americani vogliono costruire dove sorgevano le Torri gemelle e i tre che saranno innalzati a Milano nella zona della fiera. La ricetta del predicatore? Tornare all'Ottocento. «Un passo indietro per farne cento avanti». E poi «il Papa è rock perché apre ai divorziati, i gay sono rock ma i matrimoni gay sono lenti, pietrificati, e Zapatero è lentissimo».
Non resta che Benigni, una gag lunga più di quarantacinque minuti. «Silviuccio, se continui a togliere il lavoro a quelli che ti prendono in giro, tutta Italia resta disoccupata. Ci sei cascato, hai preso il virus come un pollo. Questa è la vera casa della libertà, vieni qui che puoi dire quello che ti pare. Smetti di fare il politico e vieni a fare il comico. Ti annunciano e puoi dire tutto: Prodi c'hai il culone, le chiappe a mortadella e un pisellino così, fai schifo. Ti levi le tue soddisfazioni». E giù a spernacchiare, a fare le corna, a mimare il premier con la bandana. «Se vuoi venire qui, lo sai, devi dare le dimissioni: dunque sei ufficialmente invitato. Non si trova più un sindaco o un parlamentare perché tutti vogliono venire in tv da Celentano. Soltanto uno non si è dimesso, Fazio. Dài Antonio, dà le dimissioni».
Benigni fa sedere Celentano al tavolino dove la settimana scorsa non si sono seduti Biagi, Santoro e Luttazzi, gli ordina di prendere foglio e matita per dettargli una lettera di scuse a Berlusconi «da non leggersi in Bulgaria ma in Marocco, mentre ti fumi un cannone con Bondi e la bandana». «Oh, presidente del consiglio, è vero, ho sbagliato. Siccome quest'anno ho fatto una trasmissione dove ho preso in giro il capo del governo, l'ottobre prossimo ne farò un'altra dove prenderò in giro il capo dell'opposizione... No no, Adriano, cancella tutto perché sarà sempre Berlusconi. Allora scrivi: noi ti ammiriamo perché nel governo c'è qualcosa che non va, e sei tu, caro Silvio. Ti mando un bacio, anzi 24mila baci, una carezza e un pugno... Troppo lungo, accorciamo. Silvio, ti mando un pugno». Sipario.